FEDERAZIONE DI POTENZA, SEZIONE DI RIONERO IN VULTURE: “Giocatori del braccio e della mente!" La rocambolesca storia di Camillo Rigo, reduce di Russia e campione di bocce

Raccontare la storia di Camillo Rigo, campione italiano di bocce del 1962, significa fare un viaggio attraverso l’Italia nei suoi periodi più cruciali. Un’incredibile storia di uomo, oltre che di giocatore, che unisce Nord e Sud dello “stivale” all’insegna delle bocce.

Camillo nasce a Budoia, in provincia di Pordenone, il 25 novembre 1917, a pochi giorni della disfatta di Caporetto, nel pieno dell’invasione degli austriaci che costrinse all’esodo la gran parte delle famiglie friulane. Fu così anche per la famiglia Rigo, di estrazione contadina, derubata del bestiame con cui si sosteneva, e per questo costretta ad emigrare in Lombardia. Poco più che ventenne, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Camillo si arruolò nel 1939 nel 3° Reggimento Bersaglieri di Milano, andando prima a combattere sul fronte francese nel ‘40, poi su quello jugoslavo nel ’41, fino a quando nel luglio del 1941 partì per la Campagna di Russia con il grado di caporale maggiore.

Nel gelido inverno del fronte russo scampò alla morte due volte. La prima, fuggendo in una delle fucilazioni in cui i russi catturavano i soldati italiani nelle offensive, li spogliavano e li fucilavano; nudo riuscì a fuggire nella neve, fin quando riconoscendo l’artiglieria italiana, fu recuperato e messo in salvo dai connazionali. La seconda fu nella famosa Battaglia di Natale, il 25 dicembre del ’41, quando sopravvisse a un colpo di mortaio caduto davanti alla sua mitragliatrice, che uccise i due commilitoni aiuti al pezzo che gli erano accanto e lasciò svenuto lui. Riportò molte ferite superficiali e fu ricoverato il giorno stesso, anche a causa di una pleurite che andava peggiorando. Rimase ricoverato fino al febbraio del ’42, quando fu rimpatriato nell'ospedale militare di Rimini con un treno speciale. Per la sua convalescenza e le sue cure gli fu prescritto il trasferimento al 48° Reggimento Fanteria di Potenza nell'agosto del ’42.

In terra lucana conobbe la donna della sua vita, Pina Larotonda, con cui si sposò il 7 febbraio del 1945. Si trasferirono a Saronno dove Camillo iniziò la sua passione bocciofila. Qui frequentò la bocciofila “Minerva" e con questa maglia conquistò un posto negli annali delle bocce come Campione d’Italia nel 1962 a Ferrara nella specialità punto e volo internazionale individuale. Nel 1963 entrò a far parte anche della nazionale italiana nell'incontro Italia-Svizzera, svolto il 24 e 25 agosto a Bellinzona.

Un decennio più tardi, nel 1974, Rigo si ritrasferì a Rionero in Vulture (Pz), questa volta per questioni di salute della moglie. A Rionero era già presente il gioco delle bocce: si giocava all’aperto sui campi in terra battuta nella Villa della Stazione (dove oggi sorge il bocciodromo) e in Villa Catena (campo non più esistente).  L'anno precedente, nel marzo del 1973, si era appena affiliata all’allora Enal-Figb quella che fu la seconda bocciofila lucana, la “Rionerese”. Ma come spesso accadeva nei piccoli paesi del Sud, non si conosceva bene il regolamento di gioco. E fu proprio a Rigo e alla sua esperienza di giocatore di calibro nazionale, che si deve l’introduzione delle regole tecniche tra i primi giocatori vulturini (ricordiamo Giuseppe Fabrizio, Antonio Libutti, Angelo Catena, Michele Grieco, Vito Sileo, Antonio Luppolo, Ninì Traficante, solo per citare i componenti del primo direttivo della società).

Con il suo carattere aperto, solare, socievole, loquace, Rigo entrava subito in simpatia ed era capace di trasmettere la passione per il gioco. Si definiva un “bauscia”, uno spaccone, come si usa dire in Lombardia. Quando entrava in campo salutava gli astanti esclamando: “Giocatori del braccio e della mente!”. Quando giocava era in trance agonistico e imponeva che anche durante gli allenamenti si dovesse sentire la tensione della gara, proprio per non trovarsi emotivamente impreparati nel momento della competizione. Insisteva sulla concentrazione e sulla carica motivazionale durante il gioco, sulla lucidità e sulla sicurezza nelle giocate.

Tra i suoi allievi e, se vogliamo, suo erede sportivo, vi è Mario Atzori, attuale presidente della “Rionerese", atleta di categoria A, che imparò dall’età di 9 anni il gioco delle bocce insieme a Rigo. Insieme vinsero le prime 4 edizioni della “Coppa Città di Rionero”, una gara a coppie che si disputò per 26 anni dal 1975 al 2012. Anche grazie a Rigo la comunità sportiva della “Rionerese” – insignita nel 2013 della Stella di Bronzo al merito sportivo – è cresciuta sfornando atleti di spessore, compresa una vivace attività giovanile nei primi anni 2000. Nello stesso periodo Rigo lasciò Rionero, nel 2004, insieme con la moglie per tornare a Saronno. Scomparve a Gallarate il 29 luglio 2008.

Raccontare la storia di Camillo Rigo, campione italiano di bocce del 1962, significa fare un viaggio attraverso l’Italia nei suoi periodi più cruciali. Un’incredibile storia di uomo, oltre che di giocatore, che unisce Nord e Sud dello “stivale” all’insegna delle bocce.

Camillo nasce a Budoia, in provincia di Pordenone, il 25 novembre 1917, a pochi giorni della disfatta di Caporetto, nel pieno dell’invasione degli austriaci che costrinse all’esodo la gran parte delle famiglie friulane. Fu così anche per la famiglia Rigo, di estrazione contadina, derubata del bestiame con cui si sosteneva, e per questo costretta ad emigrare in Lombardia. Poco più che ventenne, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Camillo si arruolò nel 1939 nel 3° Reggimento Bersaglieri di Milano, andando prima a combattere sul fronte francese nel ‘40, poi su quello jugoslavo nel ’41, fino a quando nel luglio del 1941 partì per la Campagna di Russia con il grado di caporale maggiore.

Nel gelido inverno del fronte russo scampò alla morte due volte. La prima, fuggendo in una delle fucilazioni in cui i russi catturavano i soldati italiani nelle offensive, li spogliavano e li fucilavano; nudo riuscì a fuggire nella neve, fin quando riconoscendo l’artiglieria italiana, fu recuperato e messo in salvo dai connazionali. La seconda fu nella famosa Battaglia di Natale, il 25 dicembre del ’41, quando sopravvisse a un colpo di mortaio caduto davanti alla sua mitragliatrice, che uccise i due commilitoni aiuti al pezzo che gli erano accanto e lasciò svenuto lui. Riportò molte ferite superficiali e fu ricoverato il giorno stesso, anche a causa di una pleurite che andava peggiorando. Rimase ricoverato fino al febbraio del ’42, quando fu rimpatriato nell'ospedale militare di Rimini con un treno speciale. Per la sua convalescenza e le sue cure gli fu prescritto il trasferimento al 48° Reggimento Fanteria di Potenza nell'agosto del ’42.

In terra lucana conobbe la donna della sua vita, Pina Larotonda, con cui si sposò il 7 febbraio del 1945. Si trasferirono a Saronno dove Camillo iniziò la sua passione bocciofila. Qui frequentò la bocciofila “Minerva" e con questa maglia conquistò un posto negli annali delle bocce come Campione d’Italia nel 1962 a Ferrara nella specialità punto e volo internazionale individuale. Nel 1963 entrò a far parte anche della nazionale italiana nell'incontro Italia-Svizzera, svolto il 24 e 25 agosto a Bellinzona.

Un decennio più tardi, nel 1974, Rigo si ritrasferì a Rionero in Vulture (Pz), questa volta per questioni di salute della moglie. A Rionero era già presente il gioco delle bocce: si giocava all’aperto sui campi in terra battuta nella Villa della Stazione (dove oggi sorge il bocciodromo) e in Villa Catena (campo non più esistente).  L'anno precedente, nel marzo del 1973, si era appena affiliata all’allora Enal-Figb quella che fu la seconda bocciofila lucana, la “Rionerese”. Ma come spesso accadeva nei piccoli paesi del Sud, non si conosceva bene il regolamento di gioco. E fu proprio a Rigo e alla sua esperienza di giocatore di calibro nazionale, che si deve l’introduzione delle regole tecniche tra i primi giocatori vulturini (ricordiamo Giuseppe Fabrizio, Antonio Libutti, Angelo Catena, Michele Grieco, Vito Sileo, Antonio Luppolo, Ninì Traficante, solo per citare i componenti del primo direttivo della società).

Con il suo carattere aperto, solare, socievole, loquace, Rigo entrava subito in simpatia ed era capace di trasmettere la passione per il gioco. Si definiva un “bauscia”, uno spaccone, come si usa dire in Lombardia. Quando entrava in campo salutava gli astanti esclamando: “Giocatori del braccio e della mente!”. Quando giocava era in trance agonistico e imponeva che anche durante gli allenamenti si dovesse sentire la tensione della gara, proprio per non trovarsi emotivamente impreparati nel momento della competizione. Insisteva sulla concentrazione e sulla carica motivazionale durante il gioco, sulla lucidità e sulla sicurezza nelle giocate.

Tra i suoi allievi e, se vogliamo, suo erede sportivo, vi è Mario Atzori, attuale presidente della “Rionerese", atleta di categoria A, che imparò dall’età di 9 anni il gioco delle bocce insieme a Rigo. Insieme vinsero le prime 4 edizioni della “Coppa Città di Rionero”, una gara a coppie che si disputò per 26 anni dal 1975 al 2012. Anche grazie a Rigo la comunità sportiva della “Rionerese” – insignita nel 2013 della Stella di Bronzo al merito sportivo – è cresciuta sfornando atleti di spessore, compresa una vivace attività giovanile nei primi anni 2000. Nello stesso periodo Rigo lasciò Rionero, nel 2004, insieme con la moglie per tornare a Saronno. Scomparve a Gallarate il 29 luglio 2008.