FEDERAZIONE DI MILANO, SEZIONE DI ROSATE: GUERRA DI LIBIA, DOPO 80 ANNI LA STORIA DI DUE FAMIGLIE ROSATESI SI INTRECCIA NUOVAMENTE

Cosa accomuna Luigi e Renzo Cavallazzi ai fratelli Claudio, Giovanna e Gianluca Farrè? All’apparenza nulla, se non risiedere nello stesso paese. Eppure, dalla storia riemerge un sottile legame, dopo ottant’anni. Un quadro, esposto nel museo dei Combattenti di Gaggiano, ritrae le foto e i nomi del “Gruppo d’onore - reduci dalla Libia mandamento di Binasco”, tra cui anche alcuni rosatesi: Vittorio Calati, Giovanni Cavallazzi, Giuseppe Medici, Giuseppe Rovelloni (in realtà Rovedoni) e Filippo Zuccotti. L’ anno XVII dell’Era Fascista (1939) e il viso di Italo Balbo, all’epoca Governatore della Libia, rimandano alla fine degli anni ‘30. Dei cinque reduci sono stati individuati: Giovanni Cavallazzi e Giuseppe Rovedoni, identificati dai parenti. Giovanni Cavallazzi è stato riconosciuto dal figlio Luigi che, con il fratello Renzo, risiede a Rosate. Giovanni Cavallazzi (1909 -1976), aveva raccontato ai figli di essere stato in Libia. Di lui, però, non sappiamo altro. Stesso discorso per Giuseppe Rovedoni, identificato dal nipote Claudio Farrè che, con Giovanna e Gianluca, sono figli di Angela Rovedoni. Angela, insieme a Mariuccia e Domenico, era figlia di Giuseppe Rovedoni (1909 – 1979). Dai racconti familiari, si è scoperto che anche lui era stato in Libia ma nulla di più. È ipotizzabile che i reduci fossero in Libia a seguito della vittoria Italiana sull’impero Ottomano, al termine della Guerra Italo-Turca, che fece diventare la Libia colonia italiana. In quelle terre, la situazione non era certo rosea: le tribù erano in Guerra e Tripolitania, Cirenaica, e Fezzan si fusero solo nel 1934, formando la Libia, sotto l’opera unificatrice di Balbo. Prima dello scoppio della Seconda Guerra mondiale, diversi soldati furono mandati di stanza in Libia per rafforzare i presidi italiani. Evidentemente, le storie di Cavallazzi e Rovedoni si intrecciano in tutte queste vicende che oggi ricostruiamo solo in parte. (di Fabio Brochetti)