Notiziario: FEDERAZIONE DI LIVORNO, SEZIONE DI GUASTICCE: LA CAPPELLA DEI CADUTI

FEDERAZIONE DI LIVORNO, SEZIONE DI GUASTICCE: LA CAPPELLA DEI CADUTI

Il prossimo anno la struttura compirà il secolo di vita. Il monumento, che custodisce le spoglie di due caduti della Prima Guerra Mondiale, è custodito dell’Associazione Combattenti e Reduci.

di Andrea Raffaele

Monumento storico del paese nel ricordo di coloro che hanno sacrificato la propria vita durante il primo conflitto mondiale. La Cappella dei Caduti questo rappresenta per Guasticce. Dagli anni Venti del Novecento “vive” portando il ricordo, commemorando gli abitanti della frazione che persero la vita durante la Prima Guerra Mondiale. La struttura ancora oggi è considerata uno dei monumenti maggiormente rappresentativi del suo genere, non solo a livello comunale, ma anche regionale. La Cappella è stata inaugurata il 25 settembre del 1921 ed è un monumento presente nel territorio del Comune di Collesalvetti che continua ancora oggi ad essere un luogo di “culto” per le Associazioni Combattentistiche che, assieme all’Amministrazione Comunale, lo utilizzano per la celebrazione della ricorrenza del 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale, Festa delle forze armate ed anniversario della resa dell’Impero Austro-Ungarico durante il primo conflitto mondiale.
«La Cappella dei Caduti di Guasticce fa parte dei beni della Sovraintendenza ed è un monumento unico nella Provincia di Livorno – così ha spiegato uno dei collaboratori di Giovanni Ughi, attuale presidente della Sezione Combattenti e Reduci della frazione – fu edificata per volontà del parroco di Guasticce, Don Francesco Olivari, in collaborazione con alcuni abitanti del paese. Alla fine della Prima Guerra Mondiale però, i lavori si interruppero e alla fine la costruzione fu portata a termine nel 1921 dal muratore Menotti Valeri. Il monumento, che custodisce le spoglie di due caduti della Prima Guerra Mondiale, è custodito dalla sezione di Guasticce dell’Associazione Combattenti e Reduci, istituita nel 1927 e da allora guidata da quattro presidenti: il primo Giuseppe Bellandi, che lasciò dopo 47 anni di reggenze il testimone a Bruno Mancini, che a sua volta lo passò a Marino Tremolanti, sino ad arrivare all’ultimo reduce rimasto, il signor Giovanni Ughi.
Un tempo, il regolamento dell’Associazione, era molto restrittivo e non permetteva a soggetti che non fossero effettivamente reduci di guerra di ricoprire cariche rappresentative. Adesso però, a seguito di alcune modifiche al regolamento, è consentito anche ai soci cosiddetti “simpatizzanti” di ricoprire le predette cariche, andando così a permettere, ad esempio, a figli e nipoti dei vecchi combattenti di portare avanti l’attività dell’Associazione.
È da sottolineare la particolarità di questa struttura – prosegue il collaboratore di Ughi – unica nel territorio provinciale. La stessa, è stata anche oggetto di uno studio eseguito da parte del Professor Caponi dell’Università di Pisa».

«Nel corso degli anni – racconta ancora l’uomo – a partire dal 1974 sono stati fatti vari interventi di sistemazione della struttura, ultimo dei quali effettuato nell’ottobre 2015 dall’Impresa Edile Mori, grazie all’aiuto dell’Amministrazione Comunale all’epoca in carica e al sostegno dei cittadini di Guasticce, dell’Associazione Provinciale Combattenti e Reduci e dell’Associazione Palazzone di Guasticce. Il successivo 4 Novembre c’è stata l’inaugurazione della struttura ristrutturata alla presenza delle autorità civiche. Attualmente siamo in contatto con l’Amministrazione Comunale per provare a definire ulteriori interventi per cercare di preservare il più possibile la struttura. Ma l’attività dell’Associazione Combattenti e Reduci non si ferma qui: siamo a lavoro per cercare di ricostruire un elenco di tutti i caduti del Comune di Collesalvetti. Attraverso varie ricerche, effettuate grazie alla consultazione dell’archivio dell’Associazione Combattenti e Reduci di Livorno (che ci ha fornito un elenco dei caduti di tutta la Provincia di Livorno) e grazie all’aiuto di persone e Associazioni inserite all’interno del tessuto sociale comunale, siamo riusciti a stilare un elenco sufficientemente esaustivo».