FEDERAZIONE DI CASERTA, SEZIONE DI SESSA AURUNCA: STORIE: DOMINIC

Per chi lo ha conosciuto, e a Sessa sono tanti, e per chi lo ha “praticato” come barbiere ( il sottoscritto per tutti gli anni della sua gioventù), RAIMONDI DOMENICO o per meglio dire “DOMINIC” come tutti amichevolmente lo chiamavamo, non era solo un barbiere ma uno dei tanti “personaggi” che hanno attraversata un’epoca della nostra Città e per questo ho accettato volentieri di ricordarlo qui. La sua piccola statura (con un naso che era un po’ il suo tratto caratteristico) i modi cortesi e non invadenti, non lasciavano certamente intravedere niente di una vita abbastanza vissuta e soprattutto le esperienze drammatiche che gli avevano riservato le vicende belliche nelle quali era stato coinvolto a cominciare dalla Prima Guerra Mondiale che nel 1914 costrinse lui bambino e la sua famiglia a lasciare l’America dove era nato. Sarà per questo che nella sua Sessa sarà per sempre “Dominic”. Già soldato di leva nel 1934 viene come tanti richiamato alle armi nel 1940 quando per l’Italia ha inizio la II Guerra Mondiale con l’attacco alla Francia. Ed è sul fronte francese, precisamente sulle Alpi dell’Alta Provenza, che Dominic viene inviato col 104° Battaglione Mitraglieri del II° Corpo d’Armata e riceve il suo battesimo del fuoco. La campagna francese durò poco e quindi dopo qualche mese Dominique fu congedato per anzianità ma, richiamato nell’estate del 1941, fu inviato in Albania col 14° Regg, Fanteria Pinerolo che prese parte alla durissima Campagna dei Balcani che vide l’Esercito Italiano in gravi difficoltà soprattutto in Grecia. Infatti quelli nella neve e nel fango della Grecia erano i momenti più brutti che di solito raccontava fra una sforbiciata e l’altra, esperienze testimoniate dalle medaglie commemorative riportate. Dopo due anni di presidio in Tessaglia, scampato più di una volta agli attacchi dei partigiani Greci, dopo il 26 luglio 1943 si trovò per una licenza avuta pochi giorni prima in viaggio verso l’Italia. Viaggio lungo e travagliato, tra mitragliamenti aerei e attentati dei partigiani Iugoslavi alla linea ferroviaria, viaggio in treno ma per lunghi tratti a piedi. Giunto a Postumia fu fermato e messo in quarantena per un mese per motivi di salute. Ripartito per Sessa vi arrivò proprio l’8 settembre, il giorno più drammatico della Guerra e qui adesso dovette cercare di salvarsi dai Tedeschi. Vi riuscì nascondendosi in un soppalco poco accessibile di casa sua a San Leo e ancora una volta la fortuna, probabilmente meritata, gli fu accanto quando, allontanatosi un attimo prima dalla finestra, esplose proprio davanti a lui quella ben nota cannonata che distrusse un’intera famiglia. Ciò che comunque ricordava con più commozione era l’incontro con la madre che, non trovandola a casa, andò a cercare in chiesa. La poveretta, rivedendolo salvo davanti a lei dopo anni senza notizie, scoppiò a piangere e volle che anche lui s’inginocchiasse davanti alla Madonna per ringraziarla insieme di quella grazia che riceveva proprio nel giorno della sua Festa.