FEDERAZIONE DI CASERTA, SEZIONE DI GIANO VETUSTO: NESSUNO MUORE SE RESTA VIVO NEL RICORDO DI CHI RESTA

Una frase che può sembrare banale, eppure intrisa di significato. Il tuo esempio ci ha guidati nel nostro cammino e i tuoi valori morali sono, tutt’ oggi, le fondamenta della nostra famiglia. Gli stessi valori che ti hanno sempre contraddistinto, e che papà e zio Gabriele ci hanno trasmesso. Giovannantonio, questo è il nome che ti fu dato alla nascita dai tuoi genitori: Gabriele Carusone ed Angela Migliozzi. Nascesti a Giano Vetusto il giorno dell’ Antivigilia di Natale del 1919 , penultimo di sei figli (Tommaso, Maria Giuseppa, Giuseppe, Giovannina, Giovannantonio e Carmela). Da ragazzino ti dedicasti al lavoro dei campi ed al pascolo delle pecore, insieme ai tuoi fratelli e a tuo padre. Facesti domanda, raggiunta la maggiore età, di arruolamento nella Regia Guardia di Finanza di terra e non nascondesti il dispiacere qualora non fossi risultato idoneo perché, avevi sempre avuto “le fiamme dei finanzieri tra le mani”. Era il 1 giugno 1938 quando diventasti Allievo Finanziere con la matricola “5041bis/26” e il 09/07/1938, a Roma, giurasti fedeltà al Re. In seguito, ti affidarono alla Legione Territoriale di Trieste, presso Fiume e successivamente lo scoppio della Guerra, ti imbarcasti a Bari per raggiungere Durazzo. Qui ti ammalasti di Malaria Terziaria Maligna primitiva e venisti ricoverato presso l’Ospedale di Puka. Durante la tua permanenza partecipasti alle operazioni di guerra che si svolsero alla frontiera greco-albanese, alla frontiera albanese-jugoslava e, infine, dal 1941 al 1943 nel territorio balcanico (ex jugoslavo). Nel 1943, ritornato in Patria, prestasti servizio presso la Legione Territoriale di Roma, presso Cassino. Rimanesti, quando fu proclamato l’Armistizio, agli ordini del Comandante di Brigata, per la difesa della caserma, fino al 12 settembre: erano già due giorni che vivevate di elemosina perché il magazzino era sfornito di viveri. Fu questo il motivo per cui, chiedesti il permesso di raggiungere casa. Giunto a casa, fornitoti di viveri, ti rimettesti in cammino. Sulla strada del ritorno, nei pressi di Caianello, le FF.AA. tedesche ti fermarono, ti tradussero al comando locale dove venisti interrogato sotto minaccia di fucilazione, subendo una perquisizione nella quale ti sottrassero viveri ed anche un orologio di marca Omega. Ti trattennero sotto sorveglianza per sei o sette giorni e, infine, venisti condotto nel campo di concentramento di Sparanise, dove restasti fino al 30 settembre. Il giorno dopo ti trasferirono a Mignano Monte Lungo, dove rimanesti fino al 15 ottobre, nella notte dello stesso giorno, ti condussero alla volta di Frosinone. Il soldato addetto alla vigilanza, durante il viaggio, diede ordine di una breve fermata, questa occasione ti permise di scappare, strisciando nel fosso opposto a quello usato dal soldato tedesco. Ti rimettesti in cammino finché non giungesti presso una casa colonica, dove trovasti rifugio. Il mattino seguente chiedesti indicazioni precise che ti avrebbero condotto in un luogo sicuro, lontano dai tedeschi. Arrivato sulle montagne, trovasti ospitalità presso alcune famiglie, fino alla fine di dicembre, poi, insieme ad un ufficiale sbandato, in possesso di una mappa topografica, riuscisti ad attraversare la linea di fuoco, per raggiungere un Comando Alleato dove, dopo essere stato interrogato, venisti lasciato libero di tornare a casa. Raggiungesti Isernia e, da lì, con mezzi di fortuna, il 5 gennaio 1944 raggiungesti finalmente casa. Il 17 gennaio, ottenuto il lasciapassare sul Volturno, ti presentasti alla Legione di Napoli e ti assegnarono alla Brigata Volante fino al 23 gennaio. Prestasti servizio, successivamente, presso il Plotone Investigativo A.M.G e in seguito, al Battaglione Speciale R. Al termine della guerra, giurasti fedeltà al tuo Paese ed alla Repubblica Italiana, il 12/03/1947. Qualche anno più tardi, il 7 agosto 1950, coronasti il tuo sogno d’ amore con l’amata Liberina. La nonna Liberina, con velata malinconia ed orgoglio ci parlava di te, raccontandoci qualche “fatterello” e dispensandoci amorevoli carezze, anche da parte tua. Dalla vostra unione, nel 1951, nacque il primogenito Gabriele e nel 1958 si aggiunse la gioia per il secondo figlio Mario. Pochi anni più tardi, purtroppo, la vostra felicità fu segnata dalla perdita del figlio Angelo, appena nato. Nel 1960, mentre prestavi servizio presso S. Angelo D’Ischia, ti rendesti protagonista di un singolare atto di eroismo, per mezzo del quale ti fu concesso un encomio solenne: "Encomio Solenne concesso all' Appuntato CARUSONE Giovannantonio dal Comando zona meridionale (VI). Comandante interinale di brigata e delegato di spiaggia, in zona isolata, riceveva notizia del naufragio di una barca, organizzava e dirigeva l'opera di soccorso. Avvalendosi di mezzi di fortuna e superando le avverse condizioni del mare riusciva, con rischio personale, a trarre in salvo dieci naufraghi, tra cui donne e bambini. S. Angelo d'Ischia, 6 giugno 1960 Il Colonnello comandante, F/to Luigi Bernard." Da tutto ciò, ho notato che, i valori che ci hai trasmesso, sono racchiusi in questo encomio, che ormai conosciamo a memoria: solidarietà, fratellanza, coraggio e sacrificio. Sempre in quegli anni, trovandoti ad Ischia, facesti da comparsa nel film “Appuntamento ad Ischia”, ed ogni volta che noi nipoti ci riuniamo, non manca occasione per parlare di questa tua particolare avventura. Continuasti a prestare servizio nella G.d.F. fino al 1973 quando, finalmente, ritornasti a Giano V. per goderti la meritata pensione. Nel tuo paesello natio, trascorresti gli ultimi anni di vita, fino ad “andare avanti”, il 26 gennaio 1986. Hai lasciato i tuoi cari troppo presto, anche se il dolore della tua perdita non ha impedito di perpetuare la tua memoria. Ai “fatterelli” della nonna ed ai ricordi di papà e zio Gabriele si aggiungono i discorsi zio Giuseppe, tuo fratello, tenuti in occasione del 4 Novembre, in particolare quello del 4 novembre 1990. Per quattro anni di seguito zio Giuseppe non era riuscito a prendere parte a quella commemorazione: gli era mancata la forza e l’ entusiasmo perché non aveva perso solo un fratello, ma anche il suo migliore amico, “Qui autem invenit illum invenit thesaurum” (chi trova un amico, trova un tesoro). Mi sono permesso, caro nonno, di scrivere la tua storia perché, pur non avendoti conosciuto, ho sempre sentito parlare di te, fin da bambino, ed è stato come se ti avessi sempre conosciuto, presente nelle nostre vite e ovunque in casa. Tu vivi nei ricordi, nelle foto, negli oggetti che ti sono appartenuti e che conserviamo gelosamente; nei “fatterelli” della nonna, nei racconti delle persone che ti hanno conosciuto ed apprezzato, nei consigli, negli ammonimenti ma, soprattutto, nei valori che ci hai trasmesso. La tua vita continua da sempre ed è una fiamma che mai potrà spegnersi. Per chi ti ha amato in vita sei stato un esempio concreto, mentre, per chi è venuto dopo, la stella polare. Credo di interpretare un pensiero comune di noi nipoti dicendo che ti dobbiamo tanto, non solo aver dato la vita ed educato chi poi l’ha fatto con noi, ma, soprattutto, essere stato l’uomo che sei stato. “NON MI SPEZZO, FERMO AL SUOLO RESTO” è sempre stato il motto di Casa Carusone, e tu l’hai interpretato concretamente nella tua vita, non spezzandoti mai di fronte alle avversità che essa ti serbava, sopportando duri sacrifici, ma mai lasciandoti scalfire, avendo una buona parola per tutti e cercando di aiutare tutti, sempre. Sei stato un uomo giusto ed altamente onesto. Nonostante il dispiacere per non averti conosciuto e le mille domande che avrei voluto farti, io sono orgoglioso di te, del tuo coraggio, della tua onestà, dei tuoi sacrifici e, soprattutto, sono orgoglioso di essere tuo nipote. Salvatore Carusone Commissario Sezione A.N.C.R. di Giano Vetusto