Dopo 73 anni a Baveno il funerale dell’alpino morto in un campo di concentramento in Germania

Giovani Tomola era partito nel ’40 per la campagna di Francia e non era mai più tornato a casa
baveno

«Era una parte della famiglia che mancava e abbiamo fatto di tutto per cercarlo e riportarlo a casa». Inizia così il racconto di Flavia Tomola, la donna di Baveno che, grazie alle ricerche condotte su Internet, è riuscita, dopo due anni di scambi di e-mail e documenti con ambasciate e ministeri, a rintracciare la tomba dello zio Giovanni, alpino morto nel lager di Gross Fullen in Germania nell’aprile del 1945, e a riportare i resti in Italia. «Siamo sempre stati legati - dice Tomola - a questo zio che era partito per la guerra senza più fare ritorno. I suoi fratelli, mio padre Battista e mia zia Anita, hanno sempre tenuto vivo il ricordo, di ragazzo attivo e generoso, morto a soli 28 anni»

Al sacrario militare

Flavia Tomola ha ritirato la cassettina con i resti alla caserma dell’Esercito a Milano e ha allestito, insieme al marito Pierangelo Caramello, una piccola camera ardente nel giardino di casa a Baveno, per tenere viva la memoria delle tragedie che la Seconda guerra mondiale ha portato nelle famiglie. Giovanni è stato poi sepolto nel Sacrario militare del cimitero di Baveno. La cerimonia funebre si è svolta nella chiesa del paese e al termine un corteo, con fanfara e coro degli alpini, ha accompagnato il soldato nel suo ultimo viaggio.  

«Sepolto vicino al commilitone e amico»  

«E’ stato sepolto accanto a Mario Bignolini, il commilitone e amico, col quale partì per l’Albania nel gennaio del 1941 e morto quasi subito in battaglia», racconta Caramello che sullo zio della moglie ha raccolto una lunga e precisa documentazione.  

Per Giovanni si è trattato del secondo funerale, il primo senza i suoi resti fu celebrato sempre a Baveno il 17 novembre del 1945 a quasi otto mesi dalla sua scomparsa. Il sito che ha permesso di ritrovare la tomba di Giovanni è «Dimenticati di Stato», la banca dati dove sono riportate tutte le notizie sui soldati scomparsi in guerra. «Da qui - dice Tomola - è partita la ricerca. Siamo riusciti a sapere che lo zio era stato internato a Gross Fullen dove è morto il 9 aprile del 1945, sopraffatto dalla denutrizione e dalla debilitazione. Nel 1958 i suoi resti furono portati nel cimitero militare italiano di Amburgo dove sono sepolti oltre 5 mila soldati nostri connazionali». Quali fossero le condizioni ambientali, nel lager tedesco al confine con i Paesi Bassi, le descrive il cappellano don Ettore Accorsi in un libro, uscito nel 1946, che ha per titolo «Fullen il campo della morte». 

Con il Battaglione Intra

Giovanni Tomola dopo la visita di leva, nel 1937, era stato assegnato agli alpini del Battaglione Intra. Nell’estate del 1940 dopo l’entrata in guerra dell’Italia lascia il suo lavoro di scalpellino e va a combattere sul fronte occidentale, al confine con la Francia. Nel gennaio del 1941 è sulla nave che porta la 37ª compagnia del Battaglione Intra in Albania. Prende parte ai combattimenti che si svolgono prima verso il confine greco e poi lungo quello jugoslavo. Dopo il rientro, nell’estate dello stesso anno, ritorna in Jugoslavia nel gennaio del 1942 e qui rimane a combattere con la sua compagnia fino all’armistizio. «Dopo l’8 settembre del 1943 - dice Caramello - le sue tracce si perdono. E’ verosimile ritenere che sia stato catturato e avviato verso qualche campo di lavoro tedesco a lavorare per poi essere internato a Fullen».