Dopo 100 anni ritrova la tomba del bisnonno: era morto nella Grande guerra

I suoi resti sembravano dispersi. E lo sono stati per cento anni. Fino a quando poco tempo fa un pronipote, dopo numerose ricerche, lo ha ritrovato sepolto a Treviso. Le ossa di Donato Perrone sono lì, insieme a quelle di altri 1200 combattenti caduti durante le due guerre, custodite in una cappella del cimitero gestito dai frati, in una terra a lui straniera, a centinaia chilometri da Surbo, il paese che gli ha dato i natali, e da dove 15 giorni prima della fine della Prima guerra mondiale aveva spedito una lettera alla madre che lo aspettava. «Mamma, la guerra sta finendo e presto ritornerò a casa». Così aveva scritto. Lui, terzo di sette figli, era partito giovanissimo per combattere la guerra iniziata nel 1915 e che terminò quattro ore dopo la sua morte.
Era pronto a tornare a casa Donato Perrone, dai suoi cari, dalla sua famiglia, dalla madre che ha atteso per 30 anni il suo rientro, prima di morire senza neanche aver potuto seppellire i suoi resti. Nascosto dietro ad un albero, in attesa di festeggiare la fine del conflitto, venne raggiunto dai colpi di un cecchino che lo trafissero da parte a parte. E mentre in ogni paese, anche il più piccolo e sperduto, si festeggiava la fine della guerra un ufficiale bussò alla porta della casa di uno zio di Donato per comunicare la triste notizia. Il giovane militare non sarebbe più tornato. Era caduto da eroe per difendere la sua Patria. La sua storia la racconta, visibilmente emozionato, il pronipote Giovanni Perrone, che vive in provincia di Siena, ma da sempre legato a Surbo, il piccolo paese che ha dato le origini alla sua famiglia e dove è ritornato in occasione del centenario.

«Non ho mai dimenticato il desiderio di mia nonna racconta che mentre ci parlava di nostro zio sperava sempre di vederlo rientrare dalla porta di casa. Le avevano detto che era morto, ma non avendo mai ricevuto le sue spoglie, preferiva illudersi che fosse ancora vivo. Illudersi e sperare che sarebbe ritornato a casa da un giorno all'altro».
Purtroppo, ora non più è possibile portare i suoi resti a Surbo, e in occasione dei festeggiamenti del 4 Novembre, e dei 100 anni dalla fine della Prima Guerra mondiale il nipote ha voluto riportare a casa almeno il suo ricordo. Parlerà di lui durante l'incontro dibattito Surbo e la Grande Guerra, organizzato dall'Amministrazione comunale di Surbo e dalla Pro Loco cittadina, e che si svolgerà oggi alle 10 presso l'aula consiliare. «All'invito del presidente Adelmo Carlà e dell'Amministrazione ad essere presente per poter parlare di mio zio, e di come lo avevo ritrovato conclude Giovanni Perrone non potevo mancare. Le mie ricerche per ritrovarlo sono state lunghissime, nate quasi per caso, ma spinte dalla ferma volontà di assecondare il desiderio di mia nonna, di ritrovare i resti del figlio, e sicuramente assecondare anche il desiderio di mio zio di ritornare a casa. Non è più un milite ignoto per il suo paese. Ora tutti conosceranno la sua storia, e se non lui, almeno il suo ricordo ritornerà nella sua terra».