Disperso in Germania. Riposerà a Malnate

Dopo 75 anni di ricerche trovata in Baviera la salma del soldato Stefano Monetti

Per 75 anni è mancato da casa. Prima per combattere con l’Italia nella Seconda guerra mondiale, poi collaborando con gli americani in Africa, Gran Bretagna, Francia e Germania fino a morire di stenti in Baviera quando, forse, stava rientrando in patria.

Le sue spoglie vennero sepolte a Monaco di Baviera ma, nonostante anni di ricerche, la sua famiglia non riuscì mai a trovarlo.

Fino a oggi, quando le spoglie di Stefano Monetti torneranno a casa, per riposare per sempre accanto alla sua amata Rosa, che l’aveva cercato per tutta la vita.

Così come le avevano cercate per decenni le figlie Giuseppina e Angela, le nipoti, l’intera famiglia. Fino a quando, dopo che le ricerche erano via via scemate, il 29 gennaio 2016, si riaccese una nuova speranza. Quel giorno, infatti, La Prealpina pubblicò la lista dei centotrenta varesini morti durante la Seconda guerra mondiale e sepolti nei cimiteri militari in Germania, Austria e Polonia.

L’elenco era stato ricavato dal sito “Dimenticati di Stato” di Roberto Zamboni che, come volontario, aiuta le famiglie a conoscere la sorte dei cari dispersi sotto le armi.

Leggendo il giornale, quando ormai le speranze sembravano perdute, si riaccese una fiammella. Scorrendo l’elenco dei paesi della provincia di Varese, quando si arriva a Malnate, spunta il nome Stefano Monetti: nato il 17 luglio 1907 e morto il 3 ottobre 1945. I dati coincidono. Di più: si rivela come le spoglie siano sepolte a Monaco di Baviera, nel cimitero militare d’onore. Vero? Falso?

Nella capitale della Baviera la famiglia non aveva mai cercato.

I documenti ufficiali portavano in Francia, oppure in qualche ossario dedicato alle vittime degli Stati Uniti d’America, con cui il malnatese aveva combattuto dopo l’armistizio.

I dubbi riguardavano anche una quasi omonimia con Stefano Monnet, che avrebbe potuto trarre in inganno. E invece, contattando un amico residente nella Länder bavarese, arriva la sospirata conferma, anche perché il sito di Zamboni indica esattamente dove si trova il cippo dello scomparso. E così, dopo poche ore, sul cellulare arrivano le fotografie attese da quasi un secolo.

«Ecco dove riposa il nostro caro Stefano».

Una ricerca durata oltre settant’anni, finalmente si chiude con un lieto fine. La famiglia Monetti potrà piangere su una tomba e Stefano potrà riunirsi alla sua sposa, Rosa, scomparsa qualche anno fa, che non perse mai la speranza di trovare un filo che potesse ricongiungerla con l’amato. Un filo che, miracolosamente si è rivelato grazie alla tecnologia di internet, a un ricercatore italiano che ha preso a cuore il destino degli “eroi sepolti” e a un articolo della Prealpina. Una serie di coincidenze e di buona volontà, con cui è stata premiata la perseveranza di una famiglia che non ha mai dimenticato il suo eroe di guerra.

Dopo il ritrovamento, è partita l’operazione di rientro, condotta attraverso il ministero della Difesa e che si concluderà oggi, quando Stefano Monetti tornerà a Malnate.

Le figlie, Giuseppina e Angela, potranno finalmente piangerlo, dopo che il papà è vissuto solo nei ricordi della mamma visto che Stefano partì per la guerra quando le piccole avevano rispettivamente due anni e tre mesi. Durante il secondo conflitto mondiale, Monetti compì un viaggio degno di Ulisse: prima fu impegnato come fante nel 501° Reggimento costiero e, nel 1943, fu assegnato allo scacchiere di guerra svolte nel Mediterraneo.

In Sicilia, a seguito dello sbarco degli Alleati, finì in un campo di concentramento della Tunisia. Dopo l’armistizio accettò di collaborare con gli americani e il viaggio proseguì fino alla fine della Guerra: prima in Africa, poi in Gran Bretagna, Francia e Germania, praticamente seguendo il fronte. Esausto e forse malato, finita la guerra probabilmente stava tentando di rientrare in Italia, ma perì a Garmisch-Partenkirchen. E da qui, le sue spoglie vennero portate a Monaco di Baviera, dove hanno riposato fino a oggi. Quando Malnate e la famiglia Monetti, riabbracceranno il loro eroe.

Nicola Antonello