Ciro Scianna, col pugnal fra i denti e bombe a mano

Il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria fu decisa motu proprio del Sovrano Vittorio Emanuele III che, appresa dell’eroica morte , volle decorare quel suo soldato con la massima onorificenza in un momento cruciale del conflitto, il giugno 1918: il Soldato Ciro Scianna, del IX Reparto d’Assalto, gli Arditi che “col pugnal fra i denti e bombe a mano” irrompevano nelle trincee austriache aprendo poi i varchi alle fanterie sopraggiungenti. Quegli stessi Arditi che oggi rivivono nel 9° Reggimento Paracadutisti Col Moschin, uno dei più addestrati ed efficienti reparti delle Forze Speciali Italiane. E Ciro Scianna, durante la Prima Guerra Mondiale, fu uno di loro, legando indissolubilmente il proprio nome a quello di un giovane ufficiale, che verrà considerato, nel secondo conflitto mondiale, uno dei più valenti Generali italiani: Giovanni Messe. Così la Domenica del Corriere del 21-28 luglio 1918: “Come morì un Portabandiera. Sull’Asolone, il magnifico Portabandiera del IX Reparto di Arditi, Ciro Scianna, siciliano, da il Tricolore al vento gridando: Fiamme nere! Avanti! Viva l’Italia! Colpito in pieno petto da una sventagliata di mitragliatrici muore nella braccia dell’eroico Maggiore Messe, dicendo: Maggiore, muoio… Ma viva l’Italia! Mi dia la bandiera da baciare!”.

Ciro Scianna e Giovanni MesseAveva ventisette anni quando il Soldato Scianna sacrificò la propria vita per la vittoria italiana nella Grande Guerra. Nato a Bagheria, in provincia di Palermo, nel 1891, fu uno dei tantissimi Italiani che a inizio Novecento fu costretto ad emigrare in cerca di un lavoro e di un po’ di fortuna: ma il senso della Nazione era più forte. Raggiunta l’età del servizio di leva, tra il 1913 e il 1914 prestò servizio nel 3° e poi nel 10° Reggimento Bersaglieri. Doveva essere posto in congedo, ma nel maggio 1915 a seguito della mobilitazione generale seguita alla dichiarazione di guerra all’Austria, venne schierato sul fronte dell’Isonzo inquadrato nel 16° Reggimento Bersaglieri. Ma l’impeto degli assalti dei Fanti Piumati era poca cosa per questo soldato siciliano: chiese ed ottenne di far parte dei primi nuclei delle Fiamme Cremisi, i primi reparti d’assalto italiani. Transitò quindi nell’VIII Reparto e, in seguito, durante il ripiegamento del fronte lungo il Fiume Piave a seguito della disfatta di Caporetto, nel IX Reparto d’Assalto. Precedentemente, Ciro Scianna era già stato in linea sul Freikofel, sulle cime della Carnia e del But. Pochi giorni prima della sua morte, intanto, si era guadagnato una Medaglia d’Argento al Valor Militare per aver preso parte alle conquiste del Col Moschin e del Col Fenilon: “Soldato d’impareggiabile audacia, infaticabilmente ardito, durante la fierissima lotta per la conquista di forti posizioni nemiche era di esempio mirabile ai suoi compagni, che lo seguivano con fede ed entusiasmo. Raggiungeva tra i primi i nemici coi quali impegnava corpo a corpo, riuscendo ad atterrarne un buon numero, e, con l’aiuto di pochi uomini, catturava numerosi prigionieri e materiale bellico. Col Fenilon-Col Moschin, 15-16 giugno 1918″.

Scrisse il Capitano Amedeo Tosti nel 1928 nel volume Le gesta e gli Eroi, a proposito degli ultimi mesi di guerra: “Nella giornata del 24 le acque del Piave riflettevano nuovamente le nostre bandiere onuste della recente gloria ed anelanti di andare al di là. Se nelle acque della Marna erano state seppellite per sempre le speranze di un rapido trionfo delle aquile imperiali, in quelle del Piave balenavano le prime luci della Vittoria dell’Intesa”. Ed una di quelle bandiere di cui parlava l’Ufficiale nel suo libro, seppur con toni roboanti, figli della sua epoca, venne sventolata fino al sacrificio supremo proprio dal Soldato Ciro Scianna. Lo conosceva bene, il Maggiore Giovanni Messe, il suo impeto in battaglia: come quando il 15 maggio 1918, ben prima della presa del Col Moschin, attaccò con bombe a mano una postazione nemica, facendo saltare in aria i reticolati austriaci e aprendo la strada ai suoi commilitoni. Così, quando venne deciso di muovere all’assalto del Monte Asolone, Ciro Scianna volle che gli venisse affidato lo stendardo del reparto, affinché fosse da guida per gli altri soldati nell’imminente battaglia. Il 24 giugno 1918, alle ore 16.00, dopo un intenso fuoco di artiglieria, i reparti d’assalto italiani si slanciarono contro le posizioni austriache del Monte Asolone: a guidarli il Maggiore Messe e, accanto a lui, l’Ardito Scianna con lo Stendardo al vento. L’impeto italiano fu tale che la vetta venne conquistata in breve tempo: un contrattacco nemico, però, stava per rendere vana ogni conquista, senonché Ciro Scianna, incitando ancora di più i suoi commilitoni, si lanciò nuovamente avanti, stringendo nelle mani il vessillo che gli era stato affidato. Fu allora che in cima ad una cresta venne raggiunto da una scarica di mitragliatrice: colpito in pieno petto, cadde tra le braccia di Giovanni Messe e, con l’ultimo suo respiro, chiese di poter baciare la “sua” bandiera. E alla sua Memoria, la Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Soldato di altissimo ardimento, in aspra battaglia, sotto un micidialissimo tiro di fucileria e mitragliatrici nemiche e fra tragiche lotte corpo a corpo, portava con irresistibile slancio lo Stendardo del Battaglione d’Assalto alla testa delle ondate, infiammando i compagni entusiasti del suo coraggio. Sulla vetta raggiunta, colpito in pieno petto, cadeva nell’impeto della sua superba audacia, dando al Tricolore l’ultimo bacio ed alla Patria l’ultimo pensiero col grido: Viva l’Italia!. Monte Asolone, 24 giugno 1918″.