Chi era “Pippo”, il misterioso bombardiere notturno?

Non esiste in Italia un solo testimone della Seconda Guerra Mondiale che non abbia mai sentito parlare di Pippo. Da Nord a Sud le gesta di questo leggendario apparecchio notturno affollano i testi di Storia locale, le testimonianze di chi c’era o di chi l’ha conosciuto attraverso i racconti successivi. Pippo non è presente solo nei ricordi, ma pure nel folklore italiano dell’epoca. Attorno ad esso sono nate fiabe, filastrocche, canzoncine, poesie, disegni e dipinti. Insomma, Pippo rappresenta un momento preciso della nostra Storia nazionale, un tempo drammatico dove dal Brennero a Lampedusa l’Italia era bombardata dagli Alleati. È proprio Pippo infine a rappresentare l’unico esempio di memoria storica dei bombardamenti aerei a livello nazionale, una vera eccezione rispetto ai consueti ricordi popolari circoscritti sempre a contesti locali, il più delle volte comunali o al massimo provinciali. A volte chiamato anche Piero, Pierino, Orfanello, Giovannino, Ferroviere o Ciccio o’ ferroviere, il nostro bombardiere solitario che di notte attacca qualunque luce localizzata a terra, è presente in ogni angolo della Penisola: il suo ricordo non è a tinta unica, ma delle volte prevale la paura e un tono più serio, in altre occasioni se ne parla in maniera più distaccata e umoristica. Partendo dalle testimonianze civili, scopriamo che si trattava di un velivolo notturno di origine inglese o americana, che sorvolando in solitudine città e campagne italiane andava a caccia di luci o altri bersagli improvvisati su cui sganciava qualche ordigno di piccolo calibro, a volte bombe a farfalla, o praticava un breve mitragliamento, al fine di snervare la popolazione e non farla dormire. Ma siamo certi che non si trattasse solo di propaganda? Pippo esisteva davvero o siamo di fronte ad una semplice leggenda?

Ebbene, il nostro caro Pippo esisteva eccome e, per essere precisi, non era un “lui”, ma un “loro”, perché non parliamo di un solo aereo notturno, ma di molte decine che operavano contemporaneamente dal tramonto all’alba. Gli inglesi prima e gli americani poi, idearono delle speciali missioni Night Intruder, durante le quali un certo numero di velivoli erano inviati singolarmente oltre le linee nemiche a colpire obiettivi specifici o bersagli d’opportunità. Già nell’estate del 1941 fu preparata a Malta un’operazione di disturbo notturno rivolta agli aeroporti siciliani, svolta inizialmente con una manciata di caccia Farey Fulmar I ed in seguito dagli Hurricane. Tra alti e bassi questo genere di azioni proseguirono e si ampliarono anche ai principali porti del Meridione, coinvolgendo anche i Wellington del No. 40 Squadron, che si interessarono in particolare a Napoli e Brindisi. L’intenzione era di mettere in allarme le difese italiane, rallentando o interrompendo le operazioni e minando al contempo il morale degli operai.

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Un contenitore di bombe a farfalla è caduto al suolo integro spargendo attorno alcune M83. Queste bombe erano sganciate dai “Pippo” del 47th Bomb Group e del 414th Night Fighter Squadron. Restavano in gran parte appositamente inesplose, come delle mine, provocando morti e feriti soprattutto tra contadini e bambini italiani.

La lista degli Squadron impiegati nelle operazioni Night Intruder aumentò man mano che la campagna aerea sull’Italia si intensificava, coinvolgendo altri velivoli inglesi come i Beaufighter, i Mosquito, gli A-20 Boston e poi anche i P-61, gli A-20 Havoc e gli A-26 Invader americani. Fu solo nelle fasi finali della guerra nel nostro Paese che questo tipo di azioni si ampliarono a tal punto da raggiungere l’apice. Il peso maggiore di Night Intruder fu ben presto assorbito dagli americani, in particolare il 47th Bomb Group fu convertito gradualmente a questo ruolo, affiancato da alcuni reparti di P-61, uno dei più attivi fu il 414th Night Fighter Squadron. Gli A-20 Havoc e poi A-26 Invader del 47th B.G., tra la fine del 1944 ed il maggio 1945 sorvolavano in singole sortite notturne il fronte della Linea Gotica, si addentravano in profondità nel territorio della Repubblica Sociale Italiana e colpivano sia obiettivi specifici, come scali merci ferroviari, radar, aeroporti, ponti, attraversamenti fluviali, che bersagli d’opportunità, cioè luci oppure ombre localizzate sul terreno sottostante. Una parte di questi bombardieri aveva il compito di monitorare determinate aree del Nord Italia al fine di attaccare il primo obiettivo improvvisato che si fosse palesato, mentre una parte maggioritaria, pur avendo a disposizione un target preciso da colpire, se non lo localizzava poteva unirsi anch’esso all’attacco di bersagli d’opportunità, azione che in realtà poteva essere svolta in qualunque momento, anche nel volo di avvicinamento o di ritorno dall’obiettivo assegnato. Per colpire i target erano utilizzati una moltitudine di ordigni, sia General Purpose che a frammentazione: quest’ultimi andavano da calibri superiori fino a quelli ridottissimi delle bombe a spillo o delle bombe a farfalla. Erano inoltre gettati in ognuna di queste singole sortite dei carichi di volantini propagandistici.

I P-61 dei Night Fighter Squadron dell’USAAF furono ben presto caricati anch’essi di ordigni, svolgendo bombardamenti di bassa intensità, soprattutto contro gli aeroporti. Reparti inglesi come i Wing 232 e 223 sviluppavano il medesimo tipo di operazioni, alimentando in estrema misura il mito di Pippo, che essi stessi avevano dato alla luce. Nel corso della notte operavano anche altri apparecchi alleati intenti a rifornire di munizioni i partigiani o a svolgere missioni da bombardamento come il No. 205 Bomb Group della RAF. Questo era un reparto da bombardamento strategico che affiancava la 15th Air Force americana, ma che operava di notte, alla maniera inglese. Chiaro che quando alcuni di questi bombardieri sganciavano le bombe su bersagli alternativi, si liberavano del carico sul terreno sottostante o persino quando colpivano l’obiettivo assegnato, la popolazione, all’oscuro delle dinamiche tecnico-militari che avvenivano sulla propria testa, dava semplicemente la colpa a Pippo, che ormai era identificato con qualsiasi velivolo in volo durante la notte. A corredare questa affermazione, esistono anche dei racconti, ad onor del vero molto rari, dove Pippo è considerato un aereo tedesco o di altre nazionalità. I casi dove Pippo è incarnato addirittura dai caccia diurni americani sono infine da attribuire ad elaborazioni ulteriori della stessa storia.