Notiziario: BUCHENWALD 76 ANNI FA

BUCHENWALD 76 ANNI FA

A BUCHENVALD, istituito nel 1937 come luogo di detenzione preventiva e punizione per oppositori politici del regime nazista, criminali comuni e testimoni di Geova, si sterminava principalmente con il lavoro.
Prigionieri divenuti larve umane, inservibili ma che ancora non erano morti di sfinimento e consunzione nonostante il massacrante lavoro e la malnutrizione, venivano per lo più soppressi direttamente nel campo con iniezioni letali, colpi di pallottola alla nuca, esperimenti medici raccapriccianti, impiccagioni e altri sadici metodi.
Poco prima della liberazione le SS cercarono di sgomberare frettolosamente il campo, ma circa 21 000 prigionieri riuscirono a non "mettersi in marcia" grazie al rallentamento dell'evacuazione organizzato da alcuni resistenti: già dal 1938 infatti si era sviluppata la resistenza clandestina degli internati nel campo, soprattutto per via dei detenuti politici che si erano infiltrati in quasi tutta l'amministrazione del lager.
L'11 aprile del 1945 fuggirono quasi tutte le SS, e i prigionieri riuscirono a togliere il controllo del campo alle poche guardie rimaste, per cui, quando gli alleati giunsero a Buchenwald, il campo era sotto il totale controllo della resistenza interna.
Le forze di liberazione contarono 16 000 internati, di cui circa 1000 bambini: a rendere possibile questo miracolo furono alcuni coraggiosi detenuti giovani comunisti, che si adoperarono affinché i giovanissimi non fossero trasferiti e fossero risparmiati dalle forme più brutali di lavoro coatto riuscendo persino a impartire loro alcuni rudimentali principi scolastici, come se si trovassero davvero in classe.
Alcuni di quei bambini sarebbero divenuti famosi nel dopoguerra, come il premio Nobel ELIE WIESEL allora appena adolescente.
In questo campo furono internate circa 238.980 persone provenienti da trenta nazionalità diverse e numero complessivo delle vittime è calcolato tra le 43mila e le 56mila.
Alcuni giorni dopo la liberazione del campo un’ordinanza del comandante americano costrinse mille cittadini della vicinissima città di Weimar a visitare il campo per mostrare loro gli esiti dei crimini di cui si erano resi implicitamente complici, dato che molti affermavano ancora di non sapere che cosa fosse successo a pochi chilometri dal luogo in cui vivevano.