BRUNO BUSSOLIN M.O.V.M.

Conseguita la licenza magistrale a Rovigo nel 1939, Bussolin si era dedicato subito all'insegnamento, interrotto quando, nel febbraio del 1941, era stato chiamato alle armi. Uscito con il grado di sottotenente di complemento dalla Scuola allievi ufficiali di Ravenna, nel 1942 era stato assegnato al 36º Reggimento fanteria motorizzata ed aveva quindi frequentato la Scuola paracadutisti di Viterbo, operando nel 185º Reparto paracadutisti dell'XI Battaglione "Nembo" che, dopo l'armistizio entrò a far parte del Corpo Italiano di Liberazione.
Nel maggio del 1944, durante le operazioni contro i tedeschi nell'Italia centrale, Bussolin si offrì volontario per guidare un'azione particolarmente rischiosa. Alla testa di una pattuglia di paracadutisti assaltò per primo tre munitissime postazioni tedesche, eliminandole. Ferito una prima volta alla gamba destra, rifiutò ogni soccorso e riprese l'azione, dicendo ai suoi che l'unica preoccupazione del momento doveva essere quella di andare avanti. Morì colpito da una raffica di mitragliatrice.
Gli sono state intitolate una caserma a Padova e una scuola primaria a Monselice.

Medaglia d'Oro al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro al Valor Militare
«Volontario si offriva per un’azione rischiosa al comando di una pattuglia. Assaltava per primo tre munitissime postazioni tedesche eliminandole. Ferito una prima volta alla gamba destra rifiutava ogni soccorso asserendo che la sua unica preoccupazione era quella di andare avanti e con indomito slancio, primo tra i suoi valorosi riprendeva l’azione. Colpito mortalmente da una raffica di mitragliatrice. in pieno petto, chiudeva la sua giovane esistenza incitando i suoi uomini al grido di «Nembo». Esempio di alte virtù militari e di ardente patriottismo.»
— Monte S. Michele d'Abruzzo, 19 maggio 1944[2]