Bruno Buozzi, l’eccidio de La Storta mentre Roma veniva liberata

Un volume di Gabriele Mammarella sulla vita del sindacalista che morì il 4 giugno 1944 assassinato dalle Ss insieme ad altri 13 compagni di lotta
ROMA - A volte, pensando ai sette decenni che ci separano dalle giornate terribili e straordinarie della Liberazione di Roma, non è difficile imbattersi in un senso di insofferenza. Come se allontanandoci da quella epoca, con la scomparsa dei testimoni diretti, fosse più facile chiudere le pagine come un capitolo ormai archiviato. È una debolezza che non possiamo permetterci, salvo assistere al riemergere di simboli, ideologie e slogan imbarazzanti, in questa Europa immemore della sua storia intrisa di sangue. E anche qui, a Roma, non ne siamo immuni: non ci fosse stata la testarda ostinazione di uno studioso come Felice Cipriani e l’appassionata dedizione di un cronista come il nostro Paolo Brogi, la storia del dodicenne Ugo Forno, l’ultima vittima della guerra partigiana, sarebbe relegata a una strada senza uscita ben oltre il raccordo anulare.
 
L'ultima strage firmata dai nazisti
Poche ore prima della morte di «Ughetto», a Roma si consumava l’ultimo eccidio firmato dai nazifascisti: il sindacalista Bruno Buozzi e tredici compagni di prigionia nel carcere delle SS di via Tasso vennero caricati su un camion, portati nei pressi de La Storta, al quattordicesimo chilometro della Cassia, e lì trucidati. Era il 4 giugno 1944. L’ultima ricerca è un volume di Gabriele Mammarella «Bruno Buozzi (1881-1944) Una storia operaia di lotte, conquiste e sacrifici» edito dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio e da Ediesse, con una prefazione di Susanna Camusso. Il lavoro di ricerca ripercorre la vicenda politica di Bruno Buozzi, fin dagli esordi: la vita da operaio, gli studi da autodidatta, la passione politica che lo porterà ad assumere ruoli sempre più importanti nel movimento sindacale. Era un convinto riformista Bruno Buozzi, un socialdemocratico risoluto nelle battaglie (la giornata lavorativa di 8 ore, la democrazia in fabbrica), ugualmente rigoroso nel combattere la violenza, i toni massimalisti e il fascismo.
Le ultime drammatiche ore in via Tasso

Nelle pagine che Mammarella riserva all’epilogo della vita di Bruno Buozzi, il saggio ripercorre le ultime drammatiche ore che portarono all’eccidio de La Storta. È noto che in quei momenti convulsi i nazifascisti si procurarono, in ogni modo, mezzi di trasporto per abbandonare Roma che stava per essere raggiunta dalle avanguardie alleate. È un autocarro Fiat 38R quello che il 3 giugno accoglie davanti a via Tasso, il gruppo dei detenuti e alcuni tirapiedi fascisti delle SS. Il comando viene affidato al sottotenente Hans Kahrau. L’autocarro esce da Porta del Popolo e avanza verso nord con continui problemi al motore. I bombardamenti alleati sulle colonne tedesche in ritirata sono continui. All’alba di domenica 4 giugno si ferma a La Storta.

Nascosti in un fienile poi l’esecuzione

I nazifascisti cercano un casolare dove nascondere il camion alla vista degli aerei. I prigionieri vengono fatti scendere e nascosti in un fienile. Solo alle 8 di sera i prigionieri vengono prelevati e portati in un boschetto a 300 metri dal fienile e qui - secondo una testimonianza oculare riportata nel processo Priebke - un solo tedesco senza elmetto (quindi non un soldato) ha ucciso Bruno Buozzi e i suoi tredici compagni, facendo fuoco contro di loro, uno dopo l’altro, con un’arma corta. «Dunque - scrive Mammarella - un’esecuzione identica a quella delle Ardeatine. Kahrau aveva imparato la crudele lezione».
di Paolo Fallai