Notiziario: Antonio Sant’Elia, l’Architetto caduto a Monfalcone

Antonio Sant’Elia, l’Architetto caduto a Monfalcone

Futurista è il monumento. Futurista la dedica. Futurista il ricercare la bella morte. Come la ricercò Antonio Sant’Elia, sulle alture intorno Monfalcone, combattendo con la Brigata Arezzo nell’ottobre 1916. Come lui, tanti altri esponenti dell’avanguardia del Novecento italiano, svestirono i panni di architetto, sculture, pittore, poeta, per vestire quelli del panno grigio-verde del Regio Esercito, per poi lanciarsi in un tumultuante, agile, mobile e dinamico assalto, in uno scintillare di baionette ed elmetti. In questo credeva Antonio Sant’Elia. E per questo suo credo quel 24 maggio 1915 accorse al Distretto Militare della sua città, Como, per arruolarsi volontario nel Battaglione Volontari Ciclisti. Partì come soldato semplice, poi poi transitare nel ruolo degli Ufficiali ed essere assegnato alla Brigata Arezzo. Erano con lui altri nomi noti del Futurismo, anzi lo Stato Maggiore del Regio Esercito ha costituito in seno al Battaglione una Compagnia, la Terza, costituita in buona parte dagli esponenti del movimento: Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Anselmo Bucci, solo per citarne alcuni. Ma il conflitto, quando giunsero al fronte, già si era come cristallizzato nella guerra di trincea e di quel dinamismo tanto caro ai Futuristi era rimasto poco o niente. I Volontari Ciclisti, impiegati per compiti di vedetta e pattuglia, scesero dalle proprie biciclette e furono impiegati come fanteria da montagna, alla conquista di costoni e montagne al fianco degli Alpini.

Il 22 ottobre 1915 Antonio Sant’Elia partecipa, con Boccioni, ai combattimenti per Dosso Casina, aspramente contesa e conquistata due giorni più tardi: la battaglia, verrà poi raffigurata in una delle tante celebri copertine della Domenica del Corriere. Ma quel sodalizio ebbe vita breve: il Battaglione Volontari Ciclisti venne sciolto e il personale congedato. Era il 15 dicembre quando Antonio Sant’Elia espresse, assieme ad altri Futuristi, il desiderio di tornare a combattere. E lo fece alla maniera sua, da futurista, lanciando un accorato manifesto per chiedere di venire nuovamente arruolato: “Mentre altri Futuristi fanno il loro dovere nell’Esercito regolare, noi Futuristi Volontari del Battaglione lombardo, dopo essere stati soldati semplici in sei mesi di guerra, ed aver preso cogli Alpini la posizione austriaca di Dosso Casina, aspettiamo ansiosamente il piacere di ritornare al fuoco in altri corpi, poiché siamo più che mai convinti che alle brevi parole devono subito seguire i pronti, fulminei e decisivi fatti”. E presto giunse il richiamo alle armi, questa volta come Sottotenente di Complemento del 225° Reggimento Fanteria, della neocostituita Brigata Arezzo. Inviato sul fronte vicentino, prenderà parte ai numerosi assalti, condotti tra il giugno e il luglio 1916, che costeranno alla Brigata quasi settecento morti. Sul Monte Zebio, il 6 luglio, il Sottotenente Sant’Elia si guadagnò la Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Sotto l’intenso fuoco nemico, accorreva arditamente ad assumere il comando di un plotone di lanciatori di bombe, del quale erano già caduti feriti due comandanti. Colpito egli stesso alla testa e portatosi per insistenza del suo capitano al posto di medicazione, non appena medicato, ritornava sulla linea di fuoco, dando mirabile esempio di coraggio e serenità. Monte Zebio, 6 luglio 1916”.

Ad agosto la prova più dura: attaccata la linea italiana lungo Quota 1673, al costo di gravi perdite (trenta ufficiali, 1865 soldati) l’assalto austriaco venne respinto, ma alla Brigata Arezzo giunse l’ordine di ripiegare nelle seconde linee per riorganizzarsi e attendere nuovi rincalzi. Rientrerà in linea solamente ad ottobre 1916, nei pressi di Quota 85 di Monfalcone, in attesa di nuovi attacchi. La stessa Quota dove, appena due mesi prima, aveva visto l’eroica morte di Enrico Toti, l’intrepido Bersagliere ciclista che nell’ultimo impeto prima di morire scagliò la sua stampella contro la linea nemica. Il 10 ottobre Antonio Sant’Elia guidò la sua compagnia all’assalto: cadde, colpito al petto e alla testa da una scarica di fucileria. Gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria: “Alla testa del plotone zappatori, si slanciava all’assalto delle posizioni nemiche sotto l’imperversare del fuoco di artiglieria, di mitragliatrici e di fucileria, incitando con l’esempio e con la voce i suoi dipendenti, finché cadeva mortalmente colpito in fronte. Monfalcone, 10 ottobre 1916”. Sepolto in un primo momento sull’Isonzo, la salma di Antonio Sant’Elia verrà traslata, agli inizi degli Anni Venti, nella sua Como, all’interno di un monumento dalle inconfondibili linee architettoniche che ispirarono il Futurismo. Nella pietra, è scolpita una frase attribuita all’artista, pronunciata pochi istanti di morire: “Stanotte si dorme a Trieste o in Paradiso con gli Eroi!”.