Agostino Setti e i Granatieri sulle alture di Selo

“La mattina del 19 agosto, nel momento stesso in cui i primi combattimenti si impegnavano lungo le pendici occidentali dell’Altipiano di Bainsizza, le prime ondate di Fanti balzavano all’attacco fuori delle trincee da Gorizia al mare. Le alture di Cuore e Belpoggio, propaggini settentrionali del Monte San Marco, il grande saliente che le trincee austriache formavano dinanzi a Raccogliano, alla confluenza del Vipacco colla Vertoibizza, le linee di Quota 378 a sud-est del Dosso Faiti, la cortina di trincee tra le Quote 220, 244 e 251 a nord e a nord-est di Korite venivano presi. Il XXIII Corpo, superando con impeto tutta la linea difensiva nemica, trionfando dell’insidia micidiale di numerosi appostamenti di mitragliatrici, giungeva alle prime case di Selo. Tra l’altipiano carsico e il mare, l’altura di Quota 43 e il tunnel ferroviario di San Giovanni di Duino, tenacemente contesi, cadevano nelle nostre mani“: così scriveva il Generale Luigi Cadorna nel suo libro di memorie La guerra alla fronte italiana, a proposito dell’inizio dell’Undicesima Battaglia dell’Isonzo quando, il 19 agosto 1917, il 1° Reggimento Granatieri di Sardegna, ricevuto il segnale convenuto dell’inizio dell’offensiva avrebbe dovuto muovere alla conquista di Stari Lovka, fortemente difesa dagli Austro-Ungarici. Tra coloro che presero parte all’assalto vi era anche Agostino Setti, un giovane Granatiere di ventitré anni, originario di un piccolo comune in provincia di Pavia, nell’Oltrepò, Robecco Pavese.

Fanti italianiSi trovava in Argentina, a Buenos Aires, Agostino Setti, quando giunse la chiamata per la mobilitazione generale: era emigrato nel Paese Sudamericano dopo la scomparsa del padre e, per contribuire al sostentamento della propria famiglia, era stato costretto ad emigrare. Già dalla dichiarazione di guerra del 24 maggio 1915, la Brigata Granatieri di Sardegna si trovò schierata nel settore di Monfalcone, lungo il Basso Piave: ferito durante un assalto, tornò dopo una lunga convalescenza nuovamente in prima linea alla fine di maggio 1916 con il compito di Portaordini e prendendo poi parte ai successivi combattimenti sull’Altipiano di Asiago e sul Monte Cengio. In questo frangente, il Soldato Setti dette prova di grande coraggio, senza mai tirarsi indietro ogni qual volta il suo Reggimento prendeva parte ai numerosi scontri cui veniva chiamato. Dal Cengio, poi, Agostino Setti combatté nuovamente sul Carso, nella Val Magnaboschi e sul San Michele: frattanto, era passato un nuovo anno di guerra e, a metà agosto del 1917, il Generale Luigi Cadorna preparò la nuova offensiva contro le posizioni austriache attorno a Selo, la cui conquista doveva portare ad avanzare fino a Stari Lovka. Alle 05.33 del 19 agosto i Granatieri del 1° e del 2° Reggimento, unitamente ai Fanti della Brigata Bari diedero inizio all’attacco, sotto un intenso fuoco dell’artiglieria nemica: l’assalto sembrava per sperare, tanto che la prima linea austriaca cedeva, mentre venivano fatti prigionieri numerosi nemici. Per evitare l’aggiramento di alcuni battaglioni di Granatieri da parte di alcuni elementi che si infiltravano tra le linee italiane, venne deciso di stabilire ad ogni costo le comunicazioni con il resto della divisione: ma le linee telefoniche erano interrotte.

Agostino SettiL’unico modo era consegnare a mano gli ordini che dovevano essere impartiti: Agostino Setti venne incaricato di consegnare personalmente la lettera con le disposizioni per la continuazione dell’attacco e questo significava percorrere un lungo tratto allo scoperto, battuto dalle mitragliatrici e dalle artiglieri nemiche. Mancavano poche centinaia di metri quando il giovane Granatiere venne raggiunto da una raffica ad un fianco e ad una gamba: con l’ultimo respiro riuscì a raggiungere le linee italiane, spirando subito dopo aver consegnato nelle mani del suo Colonnello l’importante missiva. Per la sua azione eroica, Agostino Setti venne decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria: “Costante fulgido esempio ai compagni di attività, zelo e fermezza, quale ciclista presso il comando di un battaglione, disimpegno sempre con infaticabile lena il proprio compito, sotto furiosi bombardamenti avversari, sprezzante del pericolo e dei disagi, ed essendo di mirabile esempio anche ai più arditi. Affidatogli in un momento critico dell’azione un ordine di tale importanza da dover essere recapitato in modo assoluto, partì mentre più intenso era il fuoco nemico. Colpito a morte durante il cammino e conscio della gravità del momento, raccolte le sue ultime energie, volle trascinarsi fino al comando designato, e spirò mentre gli recapitava l’ordine, assicurando, coll’eroico sacrificio della propria vita, il buon esito del combattimento. Selo, 19-22 agosto 1917″.