Notiziario: Adone Del Cima, al comando della Roma

Adone Del Cima, al comando della Roma

Fu il primo e ultimo Comandante della Nave da Battaglia Roma, affondato con la sua nave nelle acque al largo dell’Asinara il 9 settembre 1943: morì così, nel caos provocato dall’armistizio, il Capitano di Vascello Adone Del Cima, assieme ad altri 1393 Marinai italiani imbarcati sulla grande Nave da Battaglia. Originario di Torre del Lago Puccini, piccola frazione del comune di Viareggio, in provincia di Lucca, dopo aver completato gli studi presso il Liceo Nautico di Livorno, Adone Del Cima, si arruolò volontario nel corso del primo conflitto mondiale quale Aspirante Guardiamarina il 1° novembre 1917 nel CREM, il Corpo Reali Equipaggi di Marina, imbarcando dapprima sulla Corazzata Re Umberto e in seguito sull’Incrociatore Corazzato San Marco. La fine della Grande Guerra lo vide promosso al grado di Guardiamarina e in seguito a quello di Sottotenente di Vascello. Negli anni tra il 1919 e il 1920, intanto, ebbe il compito di provvedere allo sminamento delle acque antistanti l’Albania, avendo sotto di sé diversi dragamine adibiti allo scopo: nel Mar Adriatico, infatti, erano ancora presenti numerosi ordigni bellici, tra cui bombe inesplose e mine marine alla deriva, che non pochi problemi avrebbero creato alla navigazione mercantile. Dopo il periodo trascorso in Albania, si aprirono per Adone Del Cima incarichi sempre più prestigiosi: arrivò la promozione al grado di Tenente di Vascello, nonché due imbarchi sulle Corazzate Conte di Cavour e Giulio Cesare, nonché il comando nella città di La Spezia di una Squadriglia di MAS.

adone_del_cimaGli Anni Trenta, caratterizzati da una politica del regime fascista di potenza sui mari, specialmente il Mar Mediterraneo, considerato il Mare Nostrum per eccellenza in cui si sarebbe rinata la potenza italiana, furono per il Comandante Del Cima al segno di numerosi e prestigiosi incarichi: come Capitano di Corvetta ricevette l’incarico di Comandante del Cacciatorpediniere Fulmine e, in seguito, come Comandante in Seconda del Conte di Cavour, la stessa Corazzata dove aveva prestato servizio come giovane ufficiale. Partecipò all’invasione dell’Albania, nell’aprile 1939, supportando le forze di terra che procedevano allo sbarco: lo scoppio, di li a breve, del secondo conflitto mondiale il 10 giugno 1940, trovò Adone Del Cima promosso al grado di Capitano di Fregata, quale Comandante della XII Squadriglia Torpediniere, con cui prese parte a numerose azioni di guerra, tra cui la posa di numerosi campi minati nelle acque antistanti Malta, vera e propria spina nel fianco per le forze aeronavali dell’Asse. Più volte diede ottima prova di sé, quale marinaio e quale Comandante, meritandosi una Croce di Guerra al Valor Militare: “Comandante di una Flottiglia di Torpediniere, preparava ed eseguiva con perizia e sereno ardimento una delicatissima ed importante missione in prossimità di una munita base nemica, dimostrando superiori doti di capacità, noncuranza del pericolo e superbe virtù militari”. Con la successiva promozione al grado di Capitano di Vascello arrivò anche un incarico presso lo Stato Maggiore della Regia Marina a Roma. Le sorti della guerra, però, richiesero nuovamente tutta la sua esperienza in mare: giunse il comando della nuova Nave da Battaglia Roma, in allestimento presso il Cantiere Navale di Monfalcone. Sarebbe stato, quello della grande nave italiana, il suo ultimo comando. Ma ancora l’armistizio dell’8 settembre 1943 doveva giungere al momento dell’assunzione del comando.

Corazzata RomaAssegnata alla base di Taranto, dove giunse il 21 agosto, la Nave da Battaglia Roma fu posta alle dipendenze della IX Divisione Navale, assieme alle Navi da Battaglia Littorio e Vittorio Veneto. Nel giugno 1943, il giorno 5, fu danneggiata durante un bombardamento del porto di La Spezia, colpita da due bombe perforanti di oltre 900 chilogrammi l’una: nuovi danni, sebbene lievi, furono causati da un altro attacco aereo avvenuto il 24 giugno, cosa che costrinse la nave a poter rientrare in servizio soltanto a metà del mese di agosto. Da quel momento, iniziò il conto alla rovescia, non vedendo più alcun impegno contro le formazioni aeronavali inglesi. Quando, l’8 settembre 1943, venne data comunicazione dell’avvenuto armistizio, l’Ammiraglio Comandante della Squadra Navale, Carlo Bergamini, diede ordine di salpare da La Spezia e dirigere verso La Maddalena. In queste drammatiche e frenetiche ore, il Comandante Del Cima scrisse una commovente lettera a sua madre: “Mia mamma adorata, se giungendovi questo mio scritto, qualche cosa mi fosse accaduto, pensate che il mio ultimo pensiero è stato per la mia Patria e per voi che ho adorato più di me stesso. La storia giudicherà gli avvenimenti e comprenderà la nostra sorte. Baciatemi tutti e in particolare Romana e Violetta, che tanto ho in mente con la mia Marina cui tutte le mie energie ho donato. Alle care sorelle e a voi lascio quel poco che posseggo, sotto la guida dei cari Tonino e Gino, perdonatemi e beneditemi. Vi abbraccio e bacio con infinita dolcezza. Adone”. Mentre la formazione italiana si trovava davanti l’Asinara, una formazione di Dornier Do. 217, bombardiere multiruolo della Luftwaffe, sganciò due bombe radiocomandante contro la Nave da Battaglia Roma: una fortissima esplosione scosse la nave, saltarono le grandi torri prodiere dei cannoni, mentre i depositi di munizioni deflagravano sventrando ponti e paratie, compresa la plancia dove l’Ammiraglio Bergamini e il Comandante Del Cima assistettero impotenti all’affondamento della nave. Ad Adone Del Cima, primo e ultimo comandante della Roma, venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria: “Ufficiale Superiore di preclari virtù militari e morali, destinato al comando di Nave da Battaglia in allestimento, ne curava la preparazione alla guerra, portandola in breve tempo a notevole efficienza. Nel corso di pesante bombardamento sul porto, colpita l’unità da bombe aeree, trasfondeva nell’equipaggio e nelle maestranze volontà ed energia riuscendo in breve tempo a ripristinare l’efficienza. Durante difficile navigazione di guerra, ripetutamente ed irreparabilmente colpita l’Unità, dopo accanita difesa contro formazioni aeree impieganti nuove armi offensive, nell’adempimento del dovere scompariva in mare con la sua nave, alla cui sorte si era sentito legato al di là della vita. Acque della Sardegna, 9 settembre 1943”.