ACCADDE OGGI: 24 OTTOBRE 1917

LA DISFATTA DI CAPORETTO

Detta anche 12^ battaglia dell'Isonzo questo giorno non sarà mai una data qualsiasi per l'Italia. A Caporetto, Kobarid in sloveno, si materializzò quella che è considerata una delle più gravi sconfitte militari della nostra storia. Andò in fumo tutto quello che, con le precedenti battaglie dell’Isonzo, l’esercito aveva faticosamente costruito dal 23 giugno 1915 al 31 agosto 1917 durante la Prima guerra mondiale, la Grande Guerra.

Si parlò di errori tattici, di negligenza negli alti comandi, di demotivazione delle truppe ed anche di sottovalutazione del nemico. sicuramente non si tennero nella dovuta considerazione le preziose informazioni di alcuni disertori austriaci che erano state raccolte nei giorni precedenti.

Otto von Below, il generale che comandava le truppe austro-tedesche, decise di aggirare il monte Nero presidiato dagli italiani. Come diversivo aprì un fuoco di artiglieria su un fronte di 75 km e attaccò poi a fondo solo in due punti, Bovec e Tolmino facendosi strada coi gas. Aperte le due falle piombò su Caporetto con una manovra a tenaglia: in 14 ore il Monte Nero era accerchiato e isolato, l'alta valle dell'Isonzo conquistata.

L'operazione si completò nei giorni seguenti grazie anche al panico ed allo scoramento dei nostri soldati. Il 25 sera gli austro-tedeschi sfondarono anche la linea che difendeva gli ingressi nel Friuli; il 27 entrarono a Cividale e il 28 a Udine.
Pietro Badoglio era sul fronte del Tolmino ed aveva riservato a sè l’ordine di aprire il fuoco, sembrava come se avesse un piano: far avanzare il nemico nella stretta di Saga per poi bombardarlo con l’artiglieria. Ma ciò non accadde.

Si parlò di ordini errati, di schieramento di cannoni troppo vicini alle prime linee e mal protetti dagli artiglieri. Rimasto isolato non riuscì mai a dare l’ordine di aprire il fuoco ed il nemico passò quasi incredulo per la mancata reazione degli italiani. L’esercito dovette in parte arrendersi, in parte ritirarsi combattendo disperatamente lasciando sul campo migliaia di morti oltre a 290mila prigionieri e migliaia di cannoni.

Il primo bollettino rilasciato dal generale Cadorna recitava “ La mancata resistenza di reparti della II Armata, vilmente ritiratasi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico ha permesso alle forze armate austro-ungariche ,di rompere la nostra ala sinistra” poi un’altra accusa “..L’esercito cede vinto non dal nemico esterno ma dal nemico interno”.

La successiva Commissione d’inchiesta ritenne responsabili gli alti gradi: Cadorna, Caviglia e Capello vennero silurati. Badoglio si defilò ricomparendo dopo qualche giorno, Il suo nome fu depennato dall’inchiesta. Non solo, ma il nuovo Comandante in capo Armando Diaz, coadiuvato dal nuovo presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando, lo volle al suo fianco per riorganizzare la difesa. Si rivelerà negli anni a venire l'uomo buono per tutte le stagioni.