9 LUGLIO 1943 OPERAZIONE HUSKY: LO SBARCO ALLEATO IN SICILIA E LA RINASCITA DELLA MAFIA

Nello sbarco in Sicilia gli angloamericani impegnarono, come al solito, il massimo dispiegamento possibile di uomini e mezzi: 160.000 uomini con 2.800 navi, 600 carri armati e 1.000 cannoni si riversarono sull’isola.
Ma la sola forza militare non era sufficiente per rendere rapida l’operazione: occorreva farsi aiutare da qualcuno che conoscesse bene il territorio e la popolazione.
Per questo, la leadership alleata non esitò a coinvolgere la mafia italoamericana, che nonostante la guerra non aveva mai interrotto le comunicazioni con la mafia siciliana. Per tale motivo fu contattato in carcere, tra gli altri, il famoso boss Lucky Luciano, che avendo promesso di interessarsi per facilitare lo sbarco, venne poi liberato e rimandato in Italia dove morirà a Napoli nel 1962.
Nei mesi precedenti l’operazione gli americani estradarono – a quanto pare – almeno 115 capimafia italiani, che tornarono nell’isola. Occorreva del resto scompaginare ulteriormente un nemico già demoralizzato: per questo – su suggerimento della malavita – fu ampiamente annunciato che ai soldati siciliani che avessero disertato sarebbe stato permesso di tornare a casa senza essere considerati prigionieri di guerra.
L’iniziativa ebbe un grande successo: solo le due divisioni tedesche presenti sull’isola opposero una vera resistenza.
Ma i problemi erano ancora più consistenti: dopo la vittoria militare, la Sicilia era il primo territorio europeo “liberato” da amministrare.
In diverse situazioni non si trovò di meglio, per controllare il territorio, che rivolgersi ai mafiosi. Del resto la mafia era stata duramente perseguitata e quasi del tutto annientata dal fascismo con il famoso “Prefetto di Ferro” Cesare Mori, era all’opposizione negli assetti di potere locale e disponibile a collaborare con i “liberatori”.
Per cui molti sindaci e consiglieri comunali mafiosi si insediarono al seguito delle truppe angloamericane come don Calogero Vizzini nominato sindaco di Villalba al grido "viva la mafia!".
Non bisogna sottovalutare il ruolo di questi avvenimenti nel successivo radicamento e controllo del territorio da parte di Cosa Nostra in Sicilia.
Del resto, alcune fulgide carriere di politici locali corrotti e legati alla mafia nacquero proprio nelle attività di sottogoverno dell’Allied Military Government.