79 anni fa a Berlino veniva siglato il “Patto d’Acciaio”

Il 22 maggio 1939 nella cancelleria del Reich, a Berlino, i Ministri degli Esteri, Joachim Von Ribbentropp e Galeazzo Ciano, firmano il "Patto d’acciaio" fra la Germania nazista e l’Italia fascista.

Il 22 maggio di settantanove anni fa, come naturale conseguenza dell’Asse Roma-Berlino sancito il 24 ottobre 1936,  veniva stipulato a Berlino nella Cancelleria del Reich al cospetto del Führer quell’accordo passato poi tristemente alla storia come “Patto d’Acciaio” (in tedesco Stahlpakt) sottoscritto – sebbene obtorto collo – dai plenipotenziari conte Galeazzo Ciano per il governo italiano e dal barone  Joachim von Ribbentrop ministro degli esteri della Germania nazista, che segnerà l’abbraccio mortale tra Mussolini e Hitler. Questa sorta di vero e proprio pactum sceleris prevedeva un’alleanza sia difensiva che offensiva fra i due Paesi, che erano tenuti a fornire reciproco aiuto politico-militare e diplomatico nel caso in cui le vicende internazionali avrebbero potuto compromettere i propri “interessi vitali”. A questo preambolo poi seguiva tutta una serie di articoli che impegnavano i due contraenti ad una consultazione permanente e, in caso di guerra, a non sottoscrivere alcun trattato di pace separato. Il trattato di alleanza era composto di sette articoli e stabiliva, inoltre, la rinuncia della Germania a Sud Tirolo. Ecco, qui di seguito, il testo integrale del trattato.

Ecco il testo:

TRATTATO DI ALLEANZA ITALO-TEDESCA

22 Maggio 1939


Il Cancelliere del Reich Tedesco e Sua Maestà il Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia, concordano sulla necessità di consolidare attraverso un patto solenne le relazioni di amicizia e le affinità esistenti tra la Germania Nazional Socialista e l’Italia Fascista.

Dopo aver gettato un sicuro ponte di mutua assistenza attaverso i comuni confini, i Governi di Germania e Italia ribadiscono la validità dei principi e degli intendimenti precedentemente concordati, i quali si sono rivelati vincenti nel far prosperare gli interessi di entrambi i Paesi e nell’assicurare la pace in Europa.

Fermamente legati dall’unità delle proprie ideologie e dall’ampia comunanza dei rispettivi interessi, il popolo Tedesco e il popolo Italiano sono determinati a restare fianco a fianco anche in futuro e a battersi per proteggere il proprio spazio vitale [Lebensraum] mantenendo al tempo stesso la pace. In un mondo inquieto e disgregato, la Germania e l’Italia intendono adempiere al dovere assegnato loro dalla storia; quello di salvaguardare le fondamenta della cultura Europea.

Al fine di ufficializzare questi principi attaverso un Trattato, sono stati nominati quali plenipotenziari, il Cancelliere del Reich Tedesco Adolf Hitler, il Ministro degli Esteri del Reich Joachim von Ribbentrop, Sua Maestà il Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia Vittorio Emanuele III e il Ministro degli Esteri del Governo Italiano Conte Galeazzo Ciano i quali, dopo aver presentato le proprie credenziali, hanno discusso e concordato quanto segue:

ARTICOLO I.

Le Parti Contraenti saranno costantemente in contatto tra loro per avere una visione comune relativamente ai rispettivi interessi e alla situazione Europea nel suo complesso.

ARTICOLO II.

Qualora i comuni interessi delle Parti Contraenti vengano messi in pericolo da avvenimenti internazionali di qualsivoglia natura, le stesse Parti si consulteranno immediatamente per concordare le necessarie misure atte a salvaguardare tali interessi. Nel caso in cui la sicurezza o altri vitali interessi di una delle Parti Contraenti siano minacciati, l’altra Parte Contraente offrirà alla Parte minacciata il completo appoggio politico e diplomatico per allontanare tale minaccia.

ARTICOLO III.

Qualora accadesse, contro i desideri e le speranze delle Parti Contraenti, che una di esse venga coinvolta in complicazioni di carattere militare con un’altra Potenza o altre Potenze, l’altra Parte Contraente si schiererà al suo fianco fornendo il necessario appoggio militare terrestre, navale ed aereo.

ARTICOLO IV.

Per assicurare un rapido adempimento degli obblighi disposti dall’Articolo III, i Governi di entrambe le Parti Contraenti rafforzeranno la reciproca cooperazione sotto l’aspetto sia militare che economico.

I due Governi inoltre, si terranno reciprocamente informati in merito ad altri eventuali provvedimenti che si rendessero necessari per l’applicazione di questo Patto.

Per garantire quanto disposto dai commi 1 e 2 del presente Articolo, i due Governi istituiranno delle commissioni permanenti che opereranno sotto la direzione dei rispettivi Ministeri degli Esteri.

ARTICOLO V.

Nel caso in cui le Parti Contraenti siano coinvolte insieme in una guerra, entrambe si impegnano a non concludere separatamente alcun armistizio o trattato di pace.

ARTICOLO VI.

Le due Parti Contraenti sono consapevoli dell’importanza delle proprie comuni relazioni con altre Potenze amiche. Entrambe sono determinate a mantenere inalterate nel tempo tali relazioni e a promuovere un adeguato sviluppo dei comuni interessi con queste Potenze.

ARTICOLO VII.

Questo Patto entrerà in vigore immediatamente dopo la sua firma. Le due Parti Contraenti sono d’accordo nel fissare a dieci anni il primo periodo di validità. Prima della naturale scadenza del Patto, le Parti ne concorderanno l’eventuale rinnovo.

PROTOCOLLO SEGRETO SUPPLEMENTARE

Nel sottoscrivere il Patto di Amicizia e di Alleanza, entrambe le parti hanno raggiunto un accordo sui seguenti punti:

1. I rispettivi Ministri degli Esteri concorderanno quanto prima l’organizzazione, la sede e il metodo di lavoro della Commissione incaricata di affrontare le questioni militari e quelle legate all’economia di guerra, ai sensi di quanto stabilito dall’Articolo IV del Patto di Alleanza.

2. Per la realizzazione di quanto disposto dal secondo comma dell’Articolo IV, conformemente allo spirito e agli scopi del Patto, i due Ministri degli Esteri definiranno in tempi brevi e attraverso una costante cooperazione, i provvedimenti da adottare in materia di stampa, informazione e propaganda. In particolare, i due Ministri degli Esteri assegneranno presso la propria ambasciata nelle rispettive capitali, uno o più specialisti di provata capacità professionale che operino di concerto con i Ministeri degli Affari Esteri per studiare le strategie da perseguire in tema di stampa, informazione e propaganda, sia per promuovere la politica dell’Asse, sia per controbattere la politica che le Potenze nemiche adotteranno.

Berlino, 22 Maggio 1939 – XVII° anno dell’Era Fascista.

Tuttavia, all’indomani della firma delPatto d’AcciaioHitler, senza alcuna considerazione dell’alleato col quale aveva appena concluso un trattato vincolante, riunì un consiglio di guerra segreto che aveva  all’ordine del giorno un piano specifico con cui intendeva sferrare, senza colpo ferire, un’aggressione proditoria ai danni della Polonia. A quell’epoca, infatti, il quadro politico internazionale dava segni tutt’altro che confortanti, tanto è vero che il primo settembre, l’esercito tedesco, senza colpo ferire, aveva invaso la Polonia col sostegno delle truppe motorizzate e corazzate coadiuvate dalla micidiale arma aerea secondo i dettami della nuova tecnica della Blitzkrieg. A contribuire al rapido successo della Wermarcht, fu senza dubbio l’offensiva condotta dalle armate sovietiche che, secondo quanto stabilito mediante il patto segreto Molotov–Ribbentrop, varcarono il confine orientale conquistando in men che non si dica le regioni della Vistola. Così, a meno di un mese dall’inizio delle ostilità la Repubblica Polacca, dopo appena vent’anni di vita, senza aver ricevuto alcun aiuto dai suoi alleati occidentali, cessava di esistere. Il 3 settembre successivo, la Gran Bretagna e la Francia si decisero a dichiarare guerra alla Germania, mentre l’Italia aveva proclamato la non belligeranza, giustificando la deroga al patto d’acciaio con l’impreparazione militare che non le consentiva, al momento, di affrontare una guerra lunga e logorante. La decisione presa nella seduta del Consiglio dei Ministri tenutosi al Viminale alle ore 15 del 1° settembre 1939 sotto la presidenza di Benito Mussolini, fu immediatamente diramata attraverso un comunicato dell’Agenzia Stefani in questi termini:
Il Consiglio dei Ministri, esaminata la situazione determinatasi in Europa in conseguenza del conflitto tra Germania e Polonia la cui origine risale al trattato di Versaglia, presa conoscenza di tutti i documenti presentati dal ministro degli esteri, dai quali risulta l’opera
svolta dal Duce per assicurare all’Europa una pace basata sulla giustizia, ha dato la sua piena approvazione alle misure militari fin qui adottate che hanno e conserveranno un carattere semplicemente precauzionale e sono adeguate a tale scopo; ha approvato altresì le disposizioni di carattere economico-sociale necessarie data la fase di grave perturbamento in cui è entrata la vita europea; dichiara e annuncia al popolo che l’Italia non prenderà alcuna iniziativa di operazioni militari; rivolge un alto elogio al popolo italiano per l’esempio di disciplina e di calma di cui ha dato, come sempre, prova.
Difatti, resosi evidentemente conto dell’accordo capestro stipulato con Hitler, Mussolini si premurò di comunicare ripetutamente al suo alleato l’impossibilità da parte dell’Italia di entrare in guerra a fianco delle potenze dell’Asse, stilando unMemoriale – terminato il 30 maggio 1939 – passato alla storia come “memoriale Cavallero”, dal nome dell’ufficiale che lo stesso duce aveva incaricato di recapitare questa lettera nelle mani del Fuhrer ai primi di giugno nella quale si esprimeva in questi termini.
Ora che l’Alleanza fra Italia e Germania è fissata e troverà, in ogni momento secondo la lettera e lo spirito del Trattato, la sua piena applicazione, ritengo opportuno esporre quanto io penso sulla situazione attuale e sui suoi probabili sviluppi futuri.
1) La guerra fra le nazioni plutocratiche e quindi egoisticamente conservatrici e le nazioni popolose e povere è inevitabile. Data questa premessa bisogna prepararsi.
2) Colle posizioni strategiche conquistate in Boemia e in Albania, le potenze dell’Asse hanno in mano un elemento fondamentale di successo.
3) Ho spiegato in una Memoria a von Ribbentrop, all’epoca del Convegno di Milano, i motivi per cui l’Italia ha bisogno di un periodo di preparazione che può andare a tutto il 1942».

La notizia riportata sulla stampa nazionale

di Giovanni Preziosi