7 dicembre 1941

Foto della murata di sinistra della USS Oklahoma (BB-37) scattata in bacino di carenaggio il 31 Dicembre 1943 al termine delle operazioni di recupero: la fotografia è stata presa grossomodo all'altezza dell'ordinata 61 e mostra con evidenza la mancanza di cinque piastre corazzate della cintura verticale dall'ordinata 52 1/2 all'ordinata 65, per un totale di circa 50' di lunghezza.

La USS Oklahoma, come noto, fu l'unica nave da battaglia colpita a Pearl Harbor a riportare danni sostanziali alla cintura verticale, circostanza che anche recentemente - alla luce della (ri)scoperta nel 2009 dei resti dell'ultimo minisommergibile Kō-hyōteki mancante all'appello fra i cinque battelli partecipanti all'azione del 7 Dicembre 1941 - ha indotto ad ipotizzare che l'unità statunitense possa essere stata colpita da almeno un siluro lanciato da uno dei minisommergibili. Dal momento che i Kō-hyōteki erano equipaggiati con due siluri Type 97 con testata da 796 lb - contro le 452 lb della testata montata sul siluro aviolanciato Type 91 - ciò potrebbe giustificare la particolare severità dei danni subiti dall'Oklahoma ed il conseguente capovolgimento; ipotesi, quest'ultima, che proprio a partire dal 2009 ha ripreso particolare forza. Nel caso delle altre corazzate della Battleship Row - e con la notevole eccezione della USS Arizona (BB-39) la cui distruzione va ascritta a cause altre rispetto all'offesa di armi subacquee - i danni compatibili con la detonazione dei siluri aviolanciati Type 91 dimostrano infatti di non aver pregiudicato l'integrità strutturale della cintura verticale anche nel caso di unità pesantemente danneggiate come le due USS California (BB-44) e USS West Virginia (BB-48): essa tenne, pur mostrando evidenti deformazioni in corrispondenza del punto di impatto dei siluri. Si dimentica, tuttavia, che l'ipotesi del coinvolgimento di un Kō-hyōteki nell'affondamento della Oklahoma era stata presa in considerazione già nel 1941 a partire dalla testimonianza del marinaio di prima classe Jim Bounds imbarcato sull'unità. Costui, fra la terza e la quarta detonazione da lui ascritte all'impatto dei siluri aviolanciati registrò una concussione di potenza superiore alle altre e tale da scuotere l'intera nave, sebbene quest'ultima non possa essere ascritta con certezza all'impatto di un siluro di superiore potenza piuttosto che ad una detonazione interna innescata dai danni inflitti dalle tre precedenti torpedini. Anche la questione del capovolgimento, che ha indotto taluni a concludere come l'Oklahoma sia caduta vittima di un minisommergibile, non risulta così facilmente collegabile all'ipotesi di un siluro Type 97: tale spiegazione ignora infatti che al momento dell'attacco l'Oklahoma fosse in attesa di ispezione generale da parte del capitano, e che pertanto tutte le porte a tenuta stagna ed i portellini di murata fossero stati aperti facilitando per conseguenza il rapido allagamento della nave dal lato offeso. A tutti questi interrogativi tentò di rispondere già nel 1944 l'Official Report sul recupero dell'Oklahoma stilato dal contrammiraglio William R. Furlong, comandante del Pearl Harbor Navy Yard e pertanto a capo delle operazioni di recupero delle unità affondate il 7 Dicembre 1941.

Furlong non escluse che il danno evidente riportato dalla cintura corazzata dell'Oklahoma potesse essere messo in relazione con una molteplicità di cause estranee all'offesa nemica e, segnatamente: l'amplificazione da parte del basso fondale della rada dell'onda d'urto provocata dalla detonazione di un comune siluro aviolanciato Type 91; il cedimento strutturale conseguente all'impatto della murata di sinistra col fondale al momento del capovolgimento dell'Oklahoma; lo stress meccanico subito dalla murata nel corso delle operazioni di recupero. Dal report Furlong parrebbe favorire in particolare quest'ultima ipotesi, sottolineando come il raddrizzamento dello scafo della corazzata avvenne mediante trazione sulla murata di dritta, che provocò l'ulteriore strisciamento della murata di sinistra sul fondale fangoso su cui essa riposava. Tali operazioni determinarono inoltre l'accumularsi della pressione dell'acqua entro lo scafo allagato proprio sulla murata di sinistra, già strutturalmente indebolita dai gravi danni arrecati dai siluri aviolanciati che l'avevano raggiunta (da sette a dieci), colla possibilità del verificarsi di ulteriori cedimenti strutturali. Non essendo state purtroppo recuperate le cinque piastre corazzate mancanti, qualsiasi ulteriore esame su di esse teso ad accertarne le modalità del distacco risulta impossibile. L'analisi dei danni riscontrati sull'Oklahoma in bacino di carenaggio non offre pertanto evidenze definitive, e quantunque l'ipotesi che almeno un Kō-hyōteki sia andato a segno rimanga plausibile, nondimeno essa non può essere definitivamente provata allo stato della documentazione in nostro possesso.

- articolo pubblicato in origine sulla pagina Laboratorio di Storia marittima e navale - Università di Genova, di Marco Mostarda.

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Fonte fotografica: Official US Navy Photo