23 MARZO 1944-23 MARZO 2018 – L’ARMA RICORDA 12 CARABINIERI MARTIRI UCCISI A MALGA BALA DOPO TORTURE ATROCI FATTE DA PARTIGIANI TITINI

Sotto: Il vice brigadiere Dino Perpignano e i carabinieri Primo Amenici, Lindo Bertogli, Michele Castellano, Ridolfo Colzi, Domenico Giuseppe Dal Vecchio, Fernando Ferretti, Antonio Ferro, Attilio Franzan, Pasquale Ruggiero, Pietro Tognazzo e Adelmino Zilione
 

TARVISIO – Venerdì 23 marzo, l’Arma dei carabinieri e la comunità tarvisiana, hanno ricordato l’eccidio dei 12 militari trucidati il 25 marzo 1944 a Malga Bala (oggi Slovenia), decorati di Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria. La cerimonia commemorativa è stataaperta con la Santa Messa nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Tarvisio.

Una delle storie più buie del confine orientale
Il vice brigadiere Dino Perpignano e i carabinieri Primo Amenici, Lindo Bertogli, Michele Castellano, Ridolfo Colzi, Domenico Giuseppe Dal Vecchio, Fernando Ferretti, Antonio Ferro, Attilio Franzan, Pasquale Ruggiero, Pietro Tognazzo e Adelmino Zilione, alla memoria dei quali il Presidente della Repubblica, il 27 marzo 2009, ha conferito la Medaglie d’Oro al Merito Civile, erano in servizio nel posto fisso di Bretto Inferiore, oggi in Slovenia, per la vigilanza e la protezione della locale centrale idroelettrica, che, più volte sabotata, riforniva di energia tutta la popolazione della zona di Cave di Predil. Il 23 marzo del 1944

Tra partigiani e Carabinieri non ci fu alcuno scontro armato. i partigiani comunisti di Tito  ci odiavano . Il loro fu un puro atto di vendetta atroce contro  innocenti inermi, i quali furono tenuti in vita per tre giorni solo per aumentarne le sofferenze. Furono preventivamente avvelenati, fino alla mattanza terribile e disumana sulla Malga Bala, come  ideato da Likar Socian di Bretto di Sotto e attuato da  partigiani sloveni. Non fu un atto di guerra.I partigiani averebbero  potuto eliminare i Carabinieri subito dopo la loro cattura o durante , facendo saltare in aria la caserma della centralina di Bretto.

Giunti in Malga, i Carabinieri furono rinchiusi nella stanzetta della stagionatura dei formaggi e, uno alla volta, spogliati, accaprettati con filo di ferro, costretti nel piccolo cucinino della Malga e affrontati col piccone. Finire un prigioniero o un avversario col piccone era un sistema in uso nel mondo comunista in segno di estremo dispregio verso il nemico, di umiliazione totale, di annientamento della sua dignità e personalità. Così a Malga Bala. Il comandante Perpignano intanto era stato uncinato a testa in giù a una trave della stanza e preso continuamente a calci nella testa, con le formiche attratte dal sangue . Sventrati, evirati, maciullati, singolarmente, subito dopo Lojs Kravanja e Bepi Flais tiravano il corpo maciullato del malcapitato fin sotto un grosso sasso nelle vicinanze e la mattanza ricominciava con un nuovo prigioniero.Poi, finita la carneficina, mentre ricominciava a nevicare, i 22 eroici attivisti del comunismo di Tito, se ne discesero intavolando nei giorni successivi, nel tentativo di “purificare” la propria immagine, la teoria che a commettere quella strage fossero stati proprio  i tedeschi per riversare poi, malignamente, la colpa su quei poveri innocenti partigiani  del tutto ignari dell’accaduto.

Ha partecipato anche il comandante interregionale dei carabinieri
Al termine della funzione religiosa, il comandante interregionale carabinieri ‘Vittorio Veneto’, generale di Corpo d’Armata Aldo Visone, accompagnato dal vicesindaco di Tarvisio Renato Zanette, ha deposto una corona d’alloro all’interno del tempietto adiacente la chiesa, dove sono ancora custoditi i resti di sette dei dodici caduti (gli altri sono stati, nel tempo, traslati e tumulati nei rispettivi paesi di origine). Un picchetto di carabinieri in grande uniforme ha reso gli Onori ai Caduti.
Come al solito serano presenti, oltre ai familiari dei caduti, i sindaci della valle, i rappresentanti delle Sezioni dell’Associazione Nazionale Carabinieri della Provincia di Udine e quelli delle altre Forze Armate e di Polizia.