Notiziario: 22 LUGLIO 1968, MUORE A CERVIA GIOVANNINO GUARESCHI

22 LUGLIO 1968, MUORE A CERVIA GIOVANNINO GUARESCHI

Un grandissimo scrittore italiano nato il 1 maggio 1908 a FONTANELLE di ROCCABIANCA (PARMA)
È stato uno scrittore, giornalista, umorista e caricaturista italiano, uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo: oltre 20 milioni di copie, nonché lo scrittore italiano più tradotto in assoluto.
La sua creazione più nota, anche per le trasposizioni cinematografiche, è don Camillo, il "robusto" parroco che ha come antagonista l'agguerrito sindaco Peppone, le cui vicende si svolgono in un paesino immaginario della bassa padana emiliana.
Il nome del paese, Ponteratto, è presente solo nel primo racconto della serie, Don Camillo.
Negli altri racconti viene sostituito con un più generico "borgo"; i film tratti dall'opera di Guareschi sono stati invece girati a BRESCELLO e BORETTO, cosicché BRESCELLO è divenuto universalmente noto come "il paese di Don Camillo"
La profonda fede cattolica, l'attaccamento alla monarchia e il fervente anticomunismo fecero di Guareschi uno dei più acuti critici del Partito Comunista Italiano.
I trinariciuti: «Perché nel mio concetto base, la terza narice ha una sua funzione completamente indipendente dalle altre due: serve di scarico in modo da tener sgombro il cervello dalla materia grigia e permette nello stesso tempo l'accesso al cervello delle direttive di partito che, appunto, debbono sostituire il cervello. Il quale cervello, lo si vede, appartiene oramai ad un altro secolo.» (Candido del 14-15 aprile 1947)
Famosissime le sue vignette intitolate "Obbedienza cieca, pronta, assoluta", dove sbeffeggiava i militanti comunisti che lui definiva trinariciuti i quali prendevano alla lettera le direttive che arrivavano dall'alto, nonostante i chiari errori di stampa, poi corretti con la frase "Contrordine compagni!".
Contrordine compagni! La frase pubblicata sull'Unità: “Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni insetti”, contiene un errore di stampa e pertanto va letta: “Bisogna fare opera di rieducazione dei compagni inetti”
Per la celebre prima vignetta del compagno con tre narici, Togliatti lo insultò con l'appellativo di "tre volte idiota moltiplicato per tre" e definendolo "l'uomo più cretino del mondo", durante un comizio a La Spezia.
Per tutta risposta, Guareschi scrisse su «Candido» di ritenerlo un "ambito riconoscimento".
Nelle elezioni politiche del 1948 Guareschi s'impegnò moltissimo affinché fosse sconfitto il Fronte Democratico Popolare (alleanza PCI-PSI) che in un racconto definisce "Fronte Pecorale Democratico". Molti slogan, come "Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no", e il manifesto con lo scheletro di un soldato dietro i reticolati russi, che dice "100.000 prigionieri italiani non sono tornati dalla Russia. Mamma, votagli contro anche per me", furono coniati da lui.
Anche dopo la vittoria della DC e dei suoi alleati, Guareschi non abbassò certo la sua penna: anzi criticò anche la Democrazia Cristiana, che a suo parere non seguiva i principi cui si era ispirata.
Per le sue attività come giornalista venne condannato due volte dai Tribunali italiani.
Il 26 maggio 1954 Guareschi venne recluso nel carcere di San Francesco del Prato a PARMA, dove rimase per 409 giorni.
Lo scrittore uscì dal carcere il 4 luglio 1955. Ottenne per buona condotta il beneficio della libertà vigilata per sei mesi, con l'obbligo di risiedere presso la sua abitazione di RONCOLE.
Dalla nascita della Repubblica Italiana, Guareschi è stato il primo e unico giornalista italiano a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa.
Morì a causa di un secondo fatale attacco cardiaco, lunedì mattina 22 luglio 1968, nella sua piccola residenza estiva a CERVIA.
I funerali di Guareschi, svoltisi con la bara avvolta dal tricolore con lo stemma di Casa Savoia, furono disertati da tutte le autorità ufficiali del mondo politico e intellettuale, a parte Angelo Tonna, il Sindaco socialista di FONTANELLE di ROCCABIANCA, il paese natale di Guareschi.
A rendere l'estremo saluto furono, oltre ai figli Alberto e Carlotta (la moglie Ennia non se la sentì) e agli amici di paese, c'erano pochi personaggi noti: il direttore della Gazzetta di Parma Baldassarre Molossi, Giovanni Mosca, Carlo Manzoni, Nino Nutrizio, Enzo Biagi, Enzo Ferrari.
Fu seppellito al piccolo camposanto di RONCOLE VERDI sotto una fitta pioggia.
A Guareschi, scrittore italiano tra i più venduti, tradotti e letti al mondo, i TG della RAI dedicò pochi secondi; i giornali relegarono notizie e servizi nelle pagine interne, mentre «l'Unità» si distinse per un commento velenoso: scrisse di "melanconico tramonto dello scrittore che non era mai nato".
Unica voce controcorrente la «Gazzetta di Parma»: parlò di "Italia meschina e vile".
«Per comporre la biografia civile di Guareschi bisogna riconoscere i suoi tre paradossi:
dopo due anni nei campi di concentramento nazisti, passò per un fascista;
dopo aver vinto la battaglia nel '48, appoggiando la DC di De Gasperi,
finì in galera per la querela del medesimo De Gasperi;
dopo aver umanizzato i comunisti, fondò il settimanale più efficace nella lotta al comunismo
e là scrisse il primo libro nero del comunismo.»
(Marcello Veneziani, Prefazione a Marco Ferrazzoli, Non solo Don Camillo, edizioni L'uomo libero.)
Meinero Max Massimo