1918, LA GRANDE PAURA DELL'EPIDEMIA DI SPAGNOLA

L’epidemia di spagnola è stata e continuerà a essere oggetto di ricerca e riflessione storica e scientifica per essere stata la pandemia che nella storia ha contagiato un numero elevatissimo di persone. La peste nera aveva infettato moltissimi soggetti e si stima che su una popolazione europea di 100 milioni di abitanti, 30 perirono in un arco di tempo piuttosto ristretto.
Allora, tra il tramonto del medioevo e la nascita dell’umanesimo, circa il 30% della popolazione europea era scomparsa, la maggior parte tra l’autunno del 1347 e l’estate dell’anno successivo.
Sei secoli dopo, qualcosa di altrettanto funesto, un altro terribile flagello si abbatté su quasi ogni popolazione della terra, seminando morte, paura e disperazione. Questa volta si trattò di un’influenza, di qualcosa che era già noto sia alla popolazione sia alle autorità sanitarie; ma, nonostante questa certa familiarità con il morbo, tuttavia fu subito chiaro che qualcosa di nuovo e di terribile si celava all’orizzonte. L’influenza era stata da sempre una condizione patologica ben nota, anche se descritta piuttosto genericamente almeno fin verso la fine del XVIII secolo, che tuttavia non aveva mai destato paure collettive particolari, analoghe a quelle emerse in seguito ad altre malattie infettive come il colera, la peste o il vaiolo. La mortalità era risultata bassa e il malessere causato dall’influenza era sopportabile meglio di quello prodotto da altre patologie. Nel caso della spagnola fu contagiato circa un miliardo di persone e i morti furono almeno 20 milioni; perirono pochi, se così si può dire, rispetto a quanti si ammalarono, ma l’epidemia fu temutissima forse anche perché si credeva che potesse portare via più vite umane della stessa guerra.
In Italia i decessi furono circa 600.000, anche se la stima dei morti varia anche sensibilmente da studio a studio.
Curiosamente, sebbene Croce Rossa abbia nella sua storia quasi sempre prodotto ricca documentazione, tuttavia, tra le carte dell’Associazione, precisi riferimenti a questa epidemia sono piuttosto scarsi, come limitate sono anche le testimonianze di altre organizzazioni.
Anche la comunità scientifica, che pure aveva compiuto enormi passi in avanti nella spiegazione di talune malattie infettive, di fronte all’epidemia che aveva caratterizzato la fine della guerra, non ebbe molto da sostenere. I microbiologi dalla fine dell’Ottocento fin dopo la guerra avevano con successo individuato tutti gli agenti patogeni delle malattie più paventate come la peste, il colera, la tubercolosi, la lebbra, la sifilide, la malaria, il tifo e la difterite, ma non molto ebbero a dire sulla spagnola. Era e si presentava come un’influenza, in sé non particolarmente interessante da alcun punto di vista, non fosse stato per l’incredibilmente alto numero di morti colpiti da essa. Le altre forme epidemiche erano di certo più facilmente circostanziabili dal punto di vista territoriale e le misure di pre-venzione, per quanto rudimentali e primitive fossero, davano qualche frutto; ma nel caso dell’influenza risultava impossibile contrastarla in modo alcuno. Si poteva solo attendere che mollasse la presa! Il virus era stato portato in Europa da soldati statunitensi che erano entrati in guerra nel 1917.
La prima ondata epidemica aveva colpito l’Italia nella primavera del 1918. Nello stesso periodo erano stati interessati i paesi dell’Intesa, in stretto contato con l’America e l’Estremo Oriente e pure gli Imperi Centrali. In Italia non morì quasi nessuno e nemmeno nell’esercito si notò aggravamento alcuno. Ma dall’estate a ottobre si notò che l’influenza aveva cambiato volto, divenendo in molte occasioni letale a causa di complicanze inattese e non trattabili. I sintomi erano polmonite acuta, cianosi e dispnea acuta e la morte avveniva per insufficienza respiratoria. La capacità di diffusione della spagnola era dovuta alla proteina emoagglutinina, rappresentata dalla lettera H nel nome del virus in combinazione con la lettera N, riferita alla seconda proteina virale, la neuramidasi, che permetteva al virus di legarsi alle cellule degli organismi infetti, causando una reazione anomala del sistema immunitario che, invece di combattere il virus, contribuiva a distruggere i polmoni. I giovani sani furono le vittime della spagnola. Questo può essere spiegato da una mancata immunizzazione, che aveva condannato i nati tra il 1889 e il 1900 a risultare maggiormente esposti al virus dei più anziani, nati prima del 1889, che erano già stati esposti a virus influenzali. La prima fase di espansione della malattia, quella più benigna, andò dalla primavera all’estate del 1918 e già in luglio era quasi del tutto esaurita anche e soprattutto in riferimento ai casi accertati tra i soldati dell’esercito italiano, ormai attestati sul Piave. Già in agosto e poi fino al culmine in ottobre, la spagnola si presentò assai più minacciosa rispetto ai mesi precedenti e la letalità aumentò significativamente soprattutto a causa delle complicanze.
Insieme, la Spagnola e il conflitto mondiale hanno spazzato via ogni benché minimo ricordodella Belle Epoque. L'ottimismo di origine positivista lascia ora spazio ad una fuga nell'irrazionalismo, nell'ironia, nel surrealismo, visto che non vi sono spiegazioni razionali per giustificare ciò che si è visto nelle trincee e negli ospedali. Tutto ciò che c'era prima, ora non c'è più, in primo luogo gli uomini. Già nel 1920, osservando le tabelle demografiche sull'età media dei morti negli anni 1914-1920, si può infatti comprendere la profondità del vuoto generazionale creatosi nella fascia d'età compresa tra i 20 e i 30 anni. I giovani sono rari e moltidi loro sono rimasti invalidi. Non a caso, quasi per una rivincita nei confronti di un passato ingiusto e crudele, il giovanilismo sarà uno dei punti cardine dei movimenti politico-culturali del primo dopoguerra.

- Stralci dell'articolo di Giovanni Silvano 'L’epidemia di influenza spagnola: la grande paura.Una sfida inattesa e il consolidarsi di una nuova Croce Rossa' (https://www.academia.edu/…/L_epidemia_di_influenza_spagnola…) e dell'articolo di Matteo Sapienza (https://www.academia.edu/3449367/LA_FEBBRE_SPAGNOLA)

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Fonte fotografica: Uomini nella regione canadese dell'Alberta cercano di difendersi dall'influenza con mascherine mediche, 1918. Library and Archives Canada - ID number 3194045.