17 GENNAIO 1944, GLI ALLEATI SFERRANO IL PRIMO ASSALTO ALLA LINEA GUSTAV

A seguito degli aspri combattimenti per conquistare il paese di San Pietro Infine, per la 5ª Armata di Mark Clark spezzare la Gustav era diventato ora l'obiettivo più urgente; dal novembre 1943 era in corso di definizione uno sbarco anfibio dietro le linee tedesche ad Anzio, poco a sud di Roma. La logica era impeccabile: gli Alleati avevano il controllo del cielo e del mare e le linee di comunicazione tedesche erano lunghe e vulnerabili. Con il rallentamento dell'avanzata tra novembre e dicembre il piano era stato accantonato, ma alla fine dell'anno Churchill lo rese di nuovo attuale, persuadendo gli statunitensi a concedere una considerevole quantità di mezzi da sbarco che determinò il rinvio dell'invasione della Normandia, spostata al giugno 1944. Lo sbarco ad Anzio (operazione Shingle) era previsto per il 22 gennaio, l'ultima data disponibile prima di dover spedire i mezzi da sbarco in Gran Bretagna. In concomitanza a questo attacco la 5ª Armata progettò un'offensiva contro la valle del Liri, che avrebbe permesso alle forze di Clark di congiungersi con le unità sbarcate a nord.

Churchill tuttavia diede una accelerata alla campagna d'Italia proprio in un momento i cui gli Alleati invece avrebbero dovuto analizzare più dettagliatamente la propria situazione militare e aspettare che il maltempo invernale si placasse. Clark ebbe così solo due settimane per portare la 5ª Armata oltre il Rapido e il Garigliano e fissò l'inizio dell'offensiva principale al 17 gennaio, con un attacco del X Corpo britannico ora rinforzato dalla 5ª Divisione proveniente dal fronte dell'8ª Armata: esso avrebbe passato il basso corso del Garigliano nei pressi di Minturno e Castelforte, creato una testa di ponte e minacciato i tedeschi di un aggiramento dalle alture poste sul lato sinistro della valle del Liri. Dal 20 febbraio gli statunitensi della 36ª Divisione avrebbero superato il Garigliano nei pressi dell'abitato di Sant'Angelo con un attacco frontale alle difese tedesche, appoggiati a nord di Cassino dalla 34ª Divisione "Red Bull" e dai coloniali francesi del generale di corpo d'armata Alphonse Juin, che avrebbero tentato un aggiramento da destra lungo le alture a nord di Cassino per emergere nella valle del Liri cinque o sei chilometri dietro le linee tedesche. Gli strateghi della 5ª Armata pensavano così di distogliere forze tedesche dal fronte principale e, allo stesso tempo, contavano di spezzare la Gustav ricongiungendosi con il VI Corpo d'armata di John Lucas sbarcato tra Anzio e Nettuno. L'azione anfibia avrebbe dovuto minacciare le linee di comunicazione nel Lazio meridionale e i tedeschi, di fronte a un attacco ad ampio raggio, non avrebbero avuto altra scelta che ritirarsi a nord di Roma.

L'attacco britannico ebbe inizio senza particolari intoppi e colse di sorpresa la 94ª Divisione tedesca; nonostante duri combattimenti e le difficoltà incontrate a causa della forte corrente, il mattino seguente il X Corpo aveva portato dieci battaglioni sulla sponda opposta e i genieri si stavano adoperando per consentire il transito anche ad armi controcarro e mezzi pesanti. Durante il 18 gennaio entrambe le divisioni ampliarono la loro testa di ponte, nonostante la 5ª Divisione venisse in parte rallentata da vasti campi minati ai lati della strada statale nº 7 e sulla spiaggia, i quali causarono gravi perdite. Al termine del secondo giorno di combattimenti la 56ª si attestò sul terreno sopraelevato ai due lati di Castelforte mentre il 19 la 5ª riuscì a entrare a Minturno (ricorrendo però prima del previsto alla 15ª Brigata di riserva). Tuttavia il consolidamento della testa di ponte si rivelò lento a causa delle difficoltà di far superare il Garigliano ai mezzi corazzati e ai veicoli, dato che l'artiglieria tedesca frustrava ogni tentativo dei genieri di rendere operativi i ponti Bailey. Potevano essere utilizzati solo di notte, perché di giorno le strade di accesso alle rive del fiume erano costantemente bersagliate dall'artiglieria tedesca; una situazione che perdurò sino al maggio 1944, giacché l'osservazione tedesca sul Garigliano fu eliminata solo con il crollo della Gustav. Pertanto non si verificò un incisivo sfondamento della 94ª Divisione che, al contrario, resse bene all'urto e poté contare dopo pochi giorni sull'arrivo di riserve inviate dal feldmaresciallo Kesselring.

I comandi alleati furono soddisfatti di aver attraversato in forze il fiume, creato una testa di ponte e attratto sul fronte di Cassino due divisioni tedesche che, altrimenti, avrebbero potuto contrastare lo sbarco ad Anzio. Rimasero però del tutto delusi dalla prova della 46ª Divisione, che avrebbe dovuto superare il Garigliano e attaccare l'abitato di Sant'Ambrogio situato alla sutura tra la 94ª Divisione fanteria e la 15ª granatieri corazzati. Era partita all'attacco il 19 gennaio ma, poiché i tedeschi avevano aperto le chiuse della diga a monte del Rapido, non era riuscita a valicare il fiume ora ingrossatosi. I difensori tedeschi furono affiancati dalla 29ª Divisione granatieri corazzati e in un solo giorno procurarono tante e tali perdite e difficoltà alla 46ª Divisione che il comandante, generale Hawkesworth, sospese ogni attacco. Egli fu oggetto di accese recriminazioni da parte di Clark e del generale Fred Walker che, il giorno successivo, avrebbe dovuto attaccare lungo il Rapido con la 36ª Divisione senza più contare sul supporto britannico alla sua sinistra.
Nonostante i grossi dubbi, il 18 gennaio gli uomini del 143º e del 141º Reggimento di fanteria della 36ª Divisione avanzarono in mezzo a una densa nebbia fino alle rive del fiume ma, a causa dell'oscurità, in molti incapparono nei campi minati; i tedeschi, ormai all'erta da giorni, ai primi segni di pericolo aprirono un fuoco d'infilata con le mitragliatrici pesanti. Gli statunitensi furono massacrati ancor prima di provare ad attraversare il fiume e l'artiglieria tedesca bersagliò e distrusse buona parte delle imbarcazioni approntate. Piccoli gruppi isolati di soldati riuscirono ad attraversare il Rapido, ma i rabbiosi contrattacchi tedeschi costrinsero i pochi sopravvissuti a riattraversare il fiume per mettersi in salvo. Il 3º Battaglione del 143º non riuscì nemmeno ad avvicinarsi alle sponde del Rapido: i campi minati e il fuoco nemico scompaginarono la formazione e gli ufficiali persero il controllo della situazione. A nord di Sant'Angelo un battaglione del 141º riuscì a passare un ponte ma in generale i genieri, al buio e sotto il tiro nemico, non riuscirono a sminare le due rive, organizzare un servizio di traghetto o installare i ponti Bailey. Alle prime luci del giorno Walker non poté far altro che rilevare la portata del disastro e tentò di annullare l'operazione; tuttavia il maggior generale Keyes gli impose di riprendere l'attacco nel primo pomeriggio.
Dopo un violento tiro d'artiglieria, alle 16:00 il 143º Reggimento rinnovò l'offensiva e in effetti riuscì ad attraversare il fiume ma in nottata, senza l'appoggio delle armi pesanti, fu ricacciato sulla riva di partenza da un contrattacco tedesco. Il 141º, invece, si mosse solo alle 22:00 e il risultato fu la sanguinosa ripetizione di quanto accaduto la notte prima; la debole testa di ponte, coraggiosamente tenuta nella notte dagli statunitensi, fu spazzata via dai tedeschi alle prime luci del giorno. Solo allora intervenne lo stesso Clark che annullò il terzo tentativo ordinato ostinatamente da Keyes.

Nelle quarantotto ore di battaglia la 36ª Divisione perse circa 2 000 uomini, ossia il 60% delle forze coinvolte. Tragicamente ironico fu che i tedeschi non si resero nemmeno conto che l'operazione sul Rapido fosse un attacco in forze per scardinare le loro posizioni, dandole dunque poca importanza. Peraltro la 15ª Divisione granatieri corazzati era ben schierata a tergo del fiume in trincee a zig zag, a buona distanza dalla sponda, in modo tale da colpire l'avversario con un tremendo tiro incrociato appena questi vi avesse messo piede. Né il comando di divisione né quello di corpo d'armata si resero subito conto dello scacco inflitto al nemico, e neppure ebbero bisogno di allertare le riserve offerte da Kesselring. Sulla riva tenuta dai tedeschi si contarono 430 statunitensi morti e 770 prigionieri, sulla riva tenuta dagli statunitensi giacevano altri 900 tra morti e feriti, mentre i tedeschi ebbero 64 morti e 179 feriti: l'attacco si era concluso con un completo fallimento, e due reggimenti di fanteria erano stati annientati in una delle peggiori disfatte statunitensi di tutta la guerra.

[RM]

Fonte bibliografiche:
- Eric Morris, 'La guerra inutile. La campagna d'Italia 1943-1945'
- Matthew Parker, 'Montecassino - 15 gennaio-18 maggio 1944. Storia e uomini di una grande battaglia'
Fonte fotografica: 'Artiglieria della 5ª Divisione durante il tiro di sbarramento in preparazione dell'offensiva del 17-18 gennaio' - Imperial War Museum © IWM (TR 1510)

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