1º SETTEMBRE 1939. L'INVASIONE DELLA POLONIA E LA "NON BELLIGERANZA" ITALIANA.

Il 1º settembre 1939 è la data che segna l'inizio della Seconda guerra mondiale.
Alle ore 4:45 del mattino, le forze armate tedesche (Wehrmacht) diedero inizio alle operazioni militari lungo un fronte di 1.600 chilometri con un attacco a sorpresa con cui invasero la Polonia, dando così inizio alla campagna militare che avrebbe sconvolto il mondo per sei anni.
Nella notte tra il 31 agosto e il 1º settembre, le SS simularono un finto assalto polacco alla stazione radio tedesca di Gleiwitz , Hitler utilizzò questo come pretesto per giustificare l'invasione della Polonia come un atto di "ritorsione".
La Germania mise in atto per la prima volta su vasta scala la tattica della guerra lampo ( Blitzkrieg ).
L'aviazione (Luftwaffe) bombardò le infrastrutture annientando gran parte della difesa aerea polacca, mentre i carri armati (Panzer) avanzarono rapidamente in profondità.
In risposta all'aggressione, il 3 settembre 1939 il Regno Unito e la Francia dichiararono guerra alla Germania, trasformando formalmente l'attacco in un conflitto globale.
Nonostante l'Italia fosse legata alla Germania dal Patto d'Acciaio (firmato nel maggio del 1939), che prevedeva l'obbligo di intervento militare automatico in caso di guerra, Mussolini decise di non entrare immediatamente nel conflitto.
Le forze armate italiane uscivano logorate dalle recenti campagne in Etiopia (1935-1936) e dal massiccio intervento nella guerra civile spagnola, mancavano del tutto materie prime, armamenti moderni e scorte strategiche con cui affrontare il " nuovo" conflitto.
Nelle ore immediatamente precedenti e successive all'attacco (tra il 31 agosto e il 2 settembre), Mussolini cercò disperatamente di evitare il conflitto globale proponendo una conferenza internazionale delle grandi potenze per riesaminare le clausole del Trattato di Versailles.
L'obiettivo era quello di replicare il successo politico della Conferenza di Monaco del 1938, però il tentativo fallì a causa della Gran Bretagna che pose come condizione invalicabile l'immediato ritiro delle truppe tedesche dalla Polonia, cosa che ovviamente Hitler rifiutò categoricamente.
Nell'agosto del 1939, Mussolini e il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano inviarono a Hitler una richiesta spropositata di rifornimenti militari e materie prime (soprattutto carbone, petrolio e metalli come il molibdeno) come condizione per l'ingresso in guerra dell'Italia al fianco della Germania.
I tedeschi, pur capendo il pretesto, non poterono soddisfare le richieste, liberando di fatto l'Italia dall'obbligo di intervento immediato.
Inoltre Hitler aveva stipulato il Patto Molotov-Ribbentrop con l'URSS e pianificato l'invasione della Polonia senza consultare prima l'alleato italiano, violando così gli accordi bilaterali che prevedevano una consultazione preventiva prima di avviare operazioni di guerra.
Mussolini rifiutò deliberatamente il termine "neutralità" (ritenuto debole e tipico dell'Italia liberale della Prima guerra mondiale) e scelse la formula politica di "non belligeranza".
Questo termine indicava che l'Italia non era neutrale nello spirito: rimaneva l'alleata politica della Germania, ma non avrebbe preso parte alle operazioni militari fino a quando non lo avesse ritenuto opportuno.
Questa posizione di attesa durò per nove mesi, fino al 10 giugno 1940, quando Mussolini, convinto che la Germania avesse ormai vinto la guerra dopo il crollo della Francia, decise di firmare la dichiarazione di guerra.