FRAMMENTI DI STORIE di Salvatore Licitra

FRAMMENTI DI STORIE di Salvatore Licitra
Prova
“… Brami la guerra? Per primo considera che cosa sia la pace, che cosa la guerra, quanto benefica sia la prima, quanto malefica la seconda, e così potrai argomentare se sia vantaggioso scambiare la pace con la guerra. Se è cosa ammirevole un regno ben florido, con città ben costruite, campi ben coltivati, ottime leggi, società onestissima, costumi assai etici, allora pensa: questa felicità sarà da me turbata se mi dò alla guerra. Viceversa, se hai contemplato rovine di città, villaggi distrutti, chiese in fiamme, campagne desolate, e ti pare che sia uno spettacolo miserrimo, pensa che è frutto della guerra.
…Se aborri il banditismo: lo insegna la guerra. Se disprezzi il parricidio, lo si impara in guerra. Come non potrà infatti, in un momento d'ira, uccidere una sola persona chi per pochi soldi sgozza molti uomini? Se la nemesi dello stato è il disprezzo delle leggi: le leggi tacciono fra le armi. Se reputi orrendo lo stupro, l'incesto ed azioni anche più turpi: di tutte queste la guerra è maestra. Se la fonte di tutti i mali e le empietà è il disprezzo della religione: questa naufraga addirittura nelle procelle della guerra. Se giudichi che il peggio per uno stato sia quando i peggiori vi prevalgono: in guerra comandano i più scellerati, e in prima fila nell'azione vi sono coloro che in tempo di pace crocifiggeresti sul patibolo. Chi infatti sa condurre le truppe su percorsi poco battuti se non un esperto brigante? Chi sarà più valente nel saccheggiare case e spogliare chiese di un perforatore di pareti o di un sacrilego? Chi sarà più ansioso di colpire il nemico e affondare la spada nelle sue viscere di un tagliagole o un parricida? Chi sarà tanto abile nel dare alle fiamme le città e le artiglierie che un incendiario? Chi sarà in grado di districarsi fra i flutti marini se non un pirata avvezzo ai saccheggi? Se vuoi discernere quanto empia sia la guerra: osserva chi la conduce.
...Se per un buon principe nulla deve essere anteposto all'incolumità dei suoi sudditi, la guerra dovrà sembrargli la cosa da odiare per prima. Se la felicità del principe è di regnare su uomini felici, deve abbracciare stretta la pace. Se l'aspirazione precipua del buon principe è governare su ottime persone, bisogna che detesti la guerra, scaturigine della cloaca di ogni empietà. Se il suo tesoro sono i beni che i cittadini possiedono, eviti in ogni modo la guerra. Per bene che vada, certamente devasta i beni di tutti e costringe ad erogare a mostruosi carnefici il frutto del lavoro onesto.
…Ma immagina pure il più giusto dei propositi, il più prospero degli esiti bellici, ed infine fai il bilancio di tutte le sventure arrecate nel corso della guerra e di tutti i guadagni procurati dalla vittoria, e guarda se valeva la pena. Rara è una vittoria incruenta.
…Non s'imbarca facilmente in una guerra chi bada solo al bene pubblico; di contro vediamo come le guerre siano sempre motivate da cose che nulla hanno a che fare col popolo. 
…Già odo protestare qualcuno così insicuro che non si sente al riparo se non risponde con la forza ai malvagi. Perché dunque fra gli innumerevoli imperatori romani solo Antonino Pio e il filosofo [Marco Aurelio] non subirono attentati? Nessuno detiene un potere certo, se non chi è disposto a lasciarlo, in quanto lo esercita per lo stato, non per se stesso.”
(Da Il lamento della Pace, di Erasmo da Rotterdam)
Copyright sul testo 2006 Salvatore Licitra
Prima edizione 2006-06-09
Finito di stampare il 09/2006 presso la tipografia C.D.B. - Ragusa Grafica di copertina: Luisa Licitra