Biblioteca / Saggi / I Libri che parlano di Noi / RICORDI DI UNA GUERRA PERDUTA 1940 - 43

CALOGERO INDELICATO
Nota dell'Autore 
Non appena gli echi dell'ultima guerra si sopirono, una  miriade di libri aprirono panorami diversi sia della  guerra che della segregazione nei campi di concentramento della Germania Nazista.  Essi miravano a fornire un quadro della situazione dove  centinaia di migliaia di deportati erano stati rinchiusi. Anch'io, reduce di quella prigionia, volli cimentarmi,  per meglio far conoscere quanto era accaduto. Scrissi,  anche se a tarda età, un quasi diario di quei due terribili anni e ora mi accingo a presentare ì miei “Ricordi di  una guerra perduta”. La mia vuole essere una testimonianza che ha solamente lo scopo di evidenziare la  situazione bellica di quel fronte Greco-Albanese, che  vide la deficienza di un apparato bellico mandato allo  sbaraglio. È una breve storia dei componenti il  Comando della Divisione "Modena" i quali vennero  impiegati, ad un certo momento della operazione a tamponare, assieme agli altri, la falla che si era creata a  seguito della nostra ritirata che sapeva di Caporetto. È  uno spaccato che rivela la completa sprovvedutezza di  quella avventura, una guerra contro una nazione amica  quale la Grecia, maestra di civiltà, aggredita inopinata mente che dimostrò con i suoi soldati valorosi di non  avere perduto la gloria dei suoi antenati, facendoci nel  contempo ricordare che le guerre sono giuste solo quando c'è in pericolo il suolo patrio. Ne sanno qualcosa i  nostri padri allorquando furono chiamati per la redenzione delle città Italiane.
 Lolli Indelicato
PRESENTAZIONE A CURA DI  FRANCESCO FIORDALISO
Calogero lndelicato, conosciuto come Lolli, è: un galantuomo di altri tempi, stimato da tutti per la nobiltà del  suo carattere, per i valori che hanno sempre caratterizzato la sua vita. per l'impegno che ha profuso a favore  della nostra Selinunte nella sua qualità di segretario  della pro loco.
 Dopo aver vissuto con estrema dignità il suo ruolo di  segretario, marito e padre di famiglia, ha voluto, prima  di presentarsi davanti a Colui “che move II sole e anche le  stelle", aprire lo scrigno dei suoi ricordi per  trasmettere “alle nuove generazioni "'(p.1), a cui il volume è  dedicato, nobili ideali, quali l'amore per la Patria, l'onestà intellettuale, la correttezza morale, la lealtà dei  comportamenti, lo spirito di sacrificio e di abnegazione,  attraverso il racconto dei fatti da lui vissuti in prima  persona. 
Molti nel tempo si sono cimentati nel campo dei memoriali, un genere letterario che tende prevalentemente a  essere descrittivo.  Quello di Calogero Indelicato è, invece, un racconto  della memoria con un fine pedagogico. una lettura dell'anima dei ricordi e dei momenti significativi che  hanno segnato in modo indelebile un'esistenza squassata da una guerra e da un regime da cui il Nostro prende  in modo chiaro e inequivocabile le distanze, essendo  venute meno le ragioni e le illusioni che erano state alla  base della sua adesione spontanea e sincera.  Scritto in una prosa agile e snella. adatta a esprimere  moderatamente speranze e delusioni, mondi morali e  atteggiamenti severi, caratterizzata, comunque, da una  particolare cura stilistica. l`opera descrive gli aspetti di  tutti i giorni. dimessi e privi di idealità di un uomo-sol dato. costretto a portare avanti una “sporca... dissoluta... insensata guerra fratricida... che si sarebbe potuto evitare" (pp. 16-39-47-53). 
Che Indelicato, non abbia mai avuto amore per la guerra, è dimostrato lapalissianamente dal fatto che egli, pur  essendo avanguardista prima e giovane fascista, dopo., riconobbe nel suo intimo "la legittimità" (p.17) della  protesta dei giovani universitari contro la ventilata  entrata in guerra dell`Italia a fianco della Germania.
Un`onestà intellettuale per cui sposa in pieno lo spirito,  ma anche la lettera, dell`art. 11 della nostra  Costituzione che ripudia la guerra come strumento di  offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di  risoluzione delle controversie internazionali.  Egli,infatti, così scrive nella sua nota introduttiva: "Le  guerre sono giuste solo quando c 'è in pericolo il suolo  patrio" (p.7)
  L'Autore ripercorre la sua vicenda umana puntualmente , dal momento in cui fu scartato dall`arruolamento  alla Guardia di finanza perche aveva i piedi piatti alla  visita militare, dove, invece,  non solo fu dichiarato  abile, ma fu assegnato, nonostante avessero acclarato il  suo stato fisico, alla fanteria da montagna.
 L`arrivo della cartolina precetto lo rese orgoglioso di far parte "di quei famosi otto milioni di baionette, pronte a sgominare i nemici' del fascismo" (p.13).  La sua avventura militare iniziò con le mansioni di  ciclista-porta ordini,  un compito già di per se obsoleto  come mezzo di comunicazione , ma ancora più ridicolo  se pensiamo che mancavano,  tra le altre cose,  anche le   biciclette, tanto che i suoi superiori furono costretti ad  assegnarli il ruolo di selezionatore della corrispondenza dei militari.
  Dal Distretto Militare di Savona, dove fu destinato,  Indelicato passò nella Caserma  42° reggimento  Fanteria di Genova -  Sturla per i sei mesi di tirocinio,  per poi raggiungere il Comando della Divisione  “Modena” sul Grammondo all'assalto della linea  Maginot, e, successivamente Cison di Valmarino nel  Veneto, da dove fu spedito a Bari per imbarcarsi sulla  nave “Piemonte” con destinazione Valona, verso il  fronte, in cima alla montagna Programat.  Qui ebbe il suo battesimo di fuoco e la sua delusione  ideologica.  Incontrò, infatti, un commilitone che parlava un dialetto simile al suo, un calabrese che mancava da sei anni  da casa per aver partecipato alla guerra d'Abissinia  prima e a quella di Spagna poi.  Pensò di trovarsi di fronte a un eroe. Ma il suo entusiasmo fu subito smorzato quando seppe che il compagno  d'armi si era arruolato non per amore della Patria o del  Duce, ma per fame, in quanto aveva alle spalle cinque  figli più moglie e suocera. E come lui, tanti, la maggior  parte, se non tutti.  Pur avendo la coscienza di uno che aveva creduto in un  progetto ben delineato da perseguire, la sua mente  cominciò a riempirsi di interrogativi irrisolti.  Le sue certezze cominciarono ad affievolirsi, affiorarono i sintomi di una delusione ideologica e aleggiò nel  suo animo la delusione storico-politica sia per il fascismo come costruzione di un mondo nuovo, sia per le  sue idealità giovanili che non solo non si erano realizzati ma che considerava ormai morte con tutti i valori  e le speranze che a esse si accompagnavano.
 Lolli si senti stranamente solo e vide nelle gloriose  divise fasciste, che aveva indossato tronfio e con il  petto gonfio d'orgoglio, solo un mucchio di stracci neri,  portatori di morte e di sventura.  La vittoria promessa da Mussolini si era rivelata una  sconfitta, solo un sogno, come amara gli apparve la vittoria sulla Grecia, "una nazione amica...aggredita inopinatamente " (p.7), una vittoria “che aveva il sapore di  una beffa” (p.54) perché ottenuta grazie ai Tedeschi,  contro soldati valorosi che difendevano il loro suolo  patrio.  Ma, nonostante la via crucis attraversata, lndelicato,  non ha perso la sua fede in Dio e nell'umanità.  Ha ripreso a vivere e a operare all'insegna degli ideali  e dei valori che lo hanno spinto a dedicare i suoi anni  migliori alla Patria, spendendosi per i giovani, a cui ha  trasmesso, attraverso il racconto dei suoi anni vissuti al  fronte o nei campi di concentramento, l`amore per la  libertà e per l`onestà non solo delle azioni ma anche  dell`intelletto, che ci deve far riconoscere, in senso  pedagogico, anche l`errore, da cui poter  trarre insegnamenti per il futuro.