Biblioteca / Saggi / I Libri che parlano di Noi / CRONACA DI UNA PRIGIONIA 11 OTTOBRE 1943 - 9 FEBBRAIO 1945

DON RICCARDO CORTI

CRONACA DI UNA PRIGIONIA 1943 - 1945

Da alcune note di  Luigi Fumagalli ' Canonico di Ivrea e  don Carlo Molteni Parroco di Giovenzana

A 35 anni dalla sua deportazione in Germania per aver ospitato alcuni partigiani e per essersi offerto come "ostaggio”alle forze nazifasciste onde evitare che i paesi della Parrocchia di Giovenzana, Cagliano e Paü venissero dati alle fiamme come rappresaglia, mi sembra doveroso, dopo il ritrovamento delle memorie della sua prigionia, il renderle pubbliche, per dare omaggio alla memoria di Don Riccardo Corti, definito dal Card. Schuster "MARTIRE DELLA CARITÀ ".

Premetto che le pagine qui pubblicate non sono altro che le note scritte di persona da Don Riccardo Corti stesso, (già medaglia di bronzo nella guerra del 1915 - 1918) per completare ciò che il fratello, P. Ferruccio del P.I.M.E., anch'egli arrestato e poi rilasciato, scrisse sul “Liber Chronicus” della Parrocchia di Giovenzana.
Troppa gente cerca di monopolizzare, a costo anche di falsificare, i meriti della RESISTENZA, quasi essa sia stata attuata solo a senso unico e a... colore unico... Le pagine che seguono, nella loro semplicità, scritte da un vecchio Parroco di 70 anni, appena tornato dal campo di sterminio di Kaisbeim Donauworth, sono una dimostrazione e una risposta di quelli che, definiti oggi come “reazionari”, hanno fatto e dato a caro prezzo per la costruzione della “REPUBBLICA ITALIANA" e della “LIBERTÀ” del nostro paese.
Chi era Don Riccardo Corti?
Un semplice Parroco di montagna (Giovenzana  è  a m. 700 di altitudine, in una zona boschiva di alta collina). Dal lontano 1909, anno della sua entrata in Parrocchia, si era datoTUTTO PER TUTTI. Prova ne sono le varie iniziative spirituali e anche sociali che hanno preso corpo nella sua Parrocchia: Azione Cattolica, Associazioni varie, Confraternite, Pastorale Vocazionale (ben 5 Sacerdoti e più di 30 vocazioni religiose formate e portate fino alla mèta).
Carattere austero e alle volte un po' duro, come i sassi della sua montagna; tuttavia non si tirò mai indietro di fronte alle difficoltà : per lui l'importante era il bene della sua Parrocchia e dei suoi parrocchiani.
Già durante la 1“ guerra mondiale fu decorato con la"MEDAGLIA DI BRONZO" e MOSTRINA con 2 STELLETTE; durante la RESISTENZA, come si può constatare dalle pagine seguenti, meritò dal Card. Schuster di essere definito “MAR TIRE DELLA CARI TÂ "e il riconoscimento ufficiale, a firma del Maresciallo Alexander, per l 'aiuto portato ai "membri delle Forze Armate degli Alleati che li ha messiin grado di evadere ed evitare di essere catturati dal nemico".
Fu veramente l'uomo di Dio e del suo popolo.
Al ritorno dalla prigionia trovò la Parrocchia spogliata ditutto, come conseguenza delle varie perquisizioni subite durante la guerra (ne fa fede il fratello P. Ferruccio che lo sostituì nel periodo della sua deportazione). Non si lasciò scoraggiare, e nonostante la sua età avanzata, le sue condizioni veramente penose, si rimise all 'opera anima e corpo riportando la sua Parrocchia all'antico splendore per fede e per opere,continuando la sua azione fino al 1960, quando si ritirò nellaCasa di Riposo di Don Folci a Como, dove spirô.
A conclusione di ciò mi sembra di poter dire di Lui, senza il minimo dubbio di essere smentito, che fu veramente l'uomo che portò nella sua vita la forza della sua fede, del suo amore, del suo sacerdozio.