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Storia di Dino Comandini Internato Militare Italiano nei lager nazisti
Dedico questa memoria a mio figlio Antonio e a Stefano, amico fraterno. Un ricordo va anche ai tanti reduci di Campagnano conosciuti nella sede dell'ANCR, che ho  avuto l'onore di presiedere per 40 anni.   E' stato  un periodo intenso e fruttuoso, per loro mi sono  battuto e insieme siamo riusciti ad ottenere che  una parte dei terreni ex ECA, in particolare quelli  a Montezucchero, Mariavona, Mandriali fossero  assegnati in enfiteusi a ex combattenti, con diritto  di affrancazione.   Un caro saluto ai campagnanesi, che con il  loro affetto mi hanno consentito di essere parte  della vita pubblica di questo nostro amato paese,  dove ho ricoperto le cariche di Assessore e di Presidente dell'Università Agraria.    lnfine un pensiero particolare ai nostri giovani, spero che migliorino il mondo, a loro auguro una vita felice e un avvenire di pace.  
Dino Comandini           
Nota Introduttiva 
Dedico questa piccola fatica a mio padre, Arturo Gregori, anche lui IMI in Gernania, anche lui condannato al lavoro forzato in miniera nel campo di Forbach, nello stalag XII F, a un centinaio di chilometri circa dove si trovava Dino.
Angelo Gregori
Questo libro raccoglie la testimonianza storica di Dino Comandini prigioniero ex IMI nella  Germania nazista, condannato a lavorare come  uno schiavo nei lager contro ogni elementare  principio di umanità e contrwenendo agli accordi internazionali contenuti nella Convenzione  di Ginevra, che la Germania stessa aveva accettato e firmato.
È una vicenda dolorosa che dopo l'8 settembre riguardò 600.000 soldati italiani, abbandonati nelle mani dei tedeschi che li denominarono  Internati Militari Italiani per togliere loro ogni  diritto di prigionieri di guerra e che su di loro  sfogarono la rabbia del presunto “tradimento”, di  cui i soldati in ogni caso erano del tutto innocenti; 40.000 di loro morirono a seguito di sofferenze terribili, quelli che tornarono furono abbandonati una seconda volta perché l”Italia  doveva voltare pagina, ricostruirsi, dimenticare la  guerra.
La storiografia per fortuna già da anni si è accorta degli IMI e ha dedicato loro la giusta considerazione.       
L'idea di scrivere questo libro è nata proprio per questo, evitare di dimenticare ancora una volta e abbandonare nell'oblio storie che invece debbono essere tenute in vita per essere tramandate a chi verrà, affinché sappia, possa conoscere, riflettere. I fatti narrati, sia di guerra che di contesto paesano, sono esclusivamente quelli raccontati da
Dino Comandini, le uniche “aggiunte” sono state le minime necessarie per rendere in forma narrativa una cronaca altrimenti troppo cruda e per cercare di ricostruire, per quanto possibile dalle parole ascoltate, il vissuto intimo di un uomo che nel ricordare ha dovuto necessariamente rivivere un dolore lontano e vicino nello stesso tempo.
Dino ha affrontato tutto questo con coraggio e autentica passione di testimone storico.
I dati e i nomi delle località sono stati controllati, in caso di qualche inesattezza me ne scuso con i lettori.