Notiziario: “Un mondo a parte” di Gustaw Herling

“Un mondo a parte” di Gustaw Herling

«Un mondo a parte non è soltanto una testimonianza, ma anche un’opera letteraria. I libri di polemica politica hanno vita effimera: essi durano quanto le circostanze della polemica. Ma se un libro tocca il fondo della sofferenza umana, se esso la vede con occhi di pietà e la ritrae con i mezzi dell’arte, anche se la sua origine fu occasionale, esso certamente sopravvive ed entra a far parte del patrimonio spirituale che l’umanità si tramanda di generazione in generazione. Il libro di Gustaw Herling ha appunto queste rare qualità. La rappresentazione dei fatti vi è semplice, sobria, cristallina; l’emozione è tanto più intensa in quanto vi è sempre sorvegliata e contenuta. Malgrado tutti gli orrori che descrive, è un libro di pietà e di speranza.»
Ignazio Silone, 1958
«Dei molti libri che ho letto sulle esperienze delle vittime delle prigioni e dei campi di concentramento sovietici, Un mondo a parte è il più impressionante e quello scritto meglio. Herling possiede una rara forza descrittiva, semplice e vivida, ed è assolutamente impossibile dubitare della sua sincerità in qualsiasi punto. Nel periodo 1940-1942 fu dapprima messo in prigione e poi deportato in un campo di lavoro presso Arcangelo. Il libro racconta essenzialmente ciò che l’autore ha visto e sofferto in quel campo.»
Bertrand Russell, 1951

«Un mondo a parte è una testimonianza. Per gli storici, i sociologi che si interessano dell’esperienza del gulag, la testimonianza di Herling, priva di enfasi, di magniloquenza, è fonte di dati, di informazioni di una precisione difficile a trovare. Ma Un mondo a parte non è soltanto una testimonianza. Porta il marchio, la firma, l’impronta che non tradisce di un vero scrittore. Non solo è sincero e veritiero per quanto riguarda la materia storica di cui tratta. È vero anche rispetto alle forme della letteratura, ai valori morali e culturali di una relazione trasparente, complessa e ricca con la letteratura, questa strana occupazione che caratterizza la specie umana.»
Jorge Semprún, 1985
Tra i ghiacci della Siberia, i prigionieri lavorano senza sosta nei boschi a temperature polari: nello stomaco brodo di cavoli e pochi grammi di pane. Sola via d’uscita le automutilazioni che aprono le porte dell’ospedale; unico paradiso, qualche giorno di riposo e una coperta. Con una scrittura di straziante impersonalità che mette il lettore davanti ai nudi fatti, Gustaw Herling – intellettuale cosmopolita che ha vissuto sulla propria pelle lo scandalo del Male nella storia del Secolo breve – racconta il gulag in questo indimenticabile libro-testimonianza che è quasi un Bildungsroman. Pubblicato a Londra nel 1951, in Italia nel 1958 e solo negli anni Ottanta in Polonia, Un mondo a parte – ha scritto Ignazio Silone – «malgrado tutti gli orrori che descrive, è un libro di pietà e di speranza».