Notiziario: IL BABBO DISPERSO IN RUSSIA DI GIORGIO LAVORINI E RICCARDO MAFFEI

IL BABBO DISPERSO IN RUSSIA DI GIORGIO LAVORINI E RICCARDO MAFFEI

BRANO TRATTO DALLA PREFAZIONE DI GIORGIO LAVORINI

Da molto tempo volevo pubblicare questo carteggio del babbo e della mamma, integrato dalle lettere dei parenti e dalle ricerche che ho svolto sul babbo,disperso in Russia il 21 Agosto 1942 quando io avevo appena 15 mesi di vita.
La mamma aveva conservato l'epistolario interamente, secondo il desiderio espresso dal babbo in una delle sue lettere. Chissà, forse, egli presagiva che la fortuna non avrebbe potuto assisterlo anche questa volta. Il babbo era tornato dall'Africa e dall'Albania ma dalla sterminata Russia non era così semplice far ritorno; eppure la propaganda di regime dava per certa la vittoria. Forse il babbo sentiva che. stavolta, il fascísmo mentiva spudoratamente.
Fino a quando la mamma era in vita non avevo mai osato pubblicare queste lettere, salvo riprodurre le due cartoline scritte dal babbo a me in occasione della “mia prima Pasqua” (28/3/1942) e quella “per un ricordo di Novara” (24/6/1942), giorno della sua partenza per la Russia.
Ora che sono trascorsi cinque anni dalla morte della mamma, mi sono deciso a dare alle stampe questo libro con lo scopo di far conoscere ai miei familiari, ai parenti, agli amici e a tutti coloro che vorranno leggerlo, lo stato d'animo, le emozioni, le commozioni che perva-dono ognuna delle lettere e cartoline postali ed i semplici commentida me composti.
Nel trascrivere (in ordine cronologico) le lettere e cartoline postali, mi sono soffermato a commentare le frasi più significative dal pun-to di vista umano.
Ho volutamente trascritto le lettere e le cartoline con gli stessi errori grammaticali e le parole del dialetto di Massa e Cozzile (cfr. W1-cabolario Valdinievolino - Italiano di Stefano Porciani e Enrico Tronchetti - Tip. Toscana - Maggio 2009).
Non È: semplice far capire oggi, a più di settanta anni di distanza.
le ansie, le paure. i pensieri ed i problemi con cui giornalmente il babbo era costretto a convivere.
Dobbiamo anche considerare che oltre ai problemi che la vita al fronte comportava, vi erano quelli strettamente personali per il sostegno alla propria famiglia sia dal punto di vista economico che morale.
La speranza del babbo era nutrita da una propaganda fascista che inculcava la certezza assoluta della vittoria e quindi sarebbe presto tornato a casa a riabbracciare il suo “piccolo” e la sua adorata moglie.
Inoltre durante l'avvicinamento al suo tragico destino e cioè pri-ma di arrivare in “prima Linea” non poteva misurare e prevedere la drammaticità del conflitto.
La vita della mamma e la mia si può definire: “una ricerca continua” poiché la parola “DISPERSO” è qualcosa che non finisce mai: ècome il logorìo di un rubinetto che fa goccia goccia e non si può ripa-
rare.
Fino dagli anni dopo la fine della guerra abbiamo rintracciato i pochi reduci di quella gloriosa Divisione “Sforzesca” e a tutti abbiamo scritto mandando anche la foto del babbo.