TEATRO: DIARIO DI UN EROE - TRATTO DALLE LETTERE DI VIAGGIO DI ENRICO TOTI

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FILM: Hacksaw Ridge, la recensione di Gabriele Niola

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FILM: IL BATTAGLIONE PERDUTO

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“Un mondo a parte” di Gustaw Herling

«Un mondo a parte non è soltanto una testimonianza, ma anche un’opera letteraria. I libri di polemica politica hanno vita effimera: essi durano quanto le circostanze della polemica. Ma se un libro tocca il fondo della sofferenza umana, se esso la vede con occhi di pietà e la ritrae con i mezzi dell’arte, anche se la sua origine fu occasionale, esso certamente sopravvive ed entra a far parte del patrimonio spirituale che l’umanità si tramanda di generazione in generazione. Il libro di Gustaw Herling ha appunto queste rare qualità. La rappresentazione dei fatti vi è semplice, sobria, cristallina; l’emozione è tanto più intensa in quanto vi è sempre sorvegliata e contenuta. Malgrado tutti gli orrori che descrive, è un libro di pietà e di speranza.»
Ignazio Silone, 1958
«Dei molti libri che ho letto sulle esperienze delle vittime delle prigioni e dei campi di concentramento sovietici, Un mondo a parte è il più impressionante e quello scritto meglio. Herling possiede una rara forza descrittiva, semplice e vivida, ed è assolutamente impossibile dubitare della sua sincerità in qualsiasi punto. Nel periodo 1940-1942 fu dapprima messo in prigione e poi deportato in un campo di lavoro presso Arcangelo. Il libro racconta essenzialmente ciò che l’autore ha visto e sofferto in quel campo.»
Bertrand Russell, 1951

«Un mondo a parte è una testimonianza. Per gli storici, i sociologi che si interessano dell’esperienza del gulag, la testimonianza di Herling, priva di enfasi, di magniloquenza, è fonte di dati, di informazioni di una precisione difficile a trovare. Ma Un mondo a parte non è soltanto una testimonianza. Porta il marchio, la firma, l’impronta che non tradisce di un vero scrittore. Non solo è sincero e veritiero per quanto riguarda la materia storica di cui tratta. È vero anche rispetto alle forme della letteratura, ai valori morali e culturali di una relazione trasparente, complessa e ricca con la letteratura, questa strana occupazione che caratterizza la specie umana.»
Jorge Semprún, 1985
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La rosa nera di El Alamein

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Irena, che salvava i bambini del ghetto di Varsavia

Nel 1942 Irena Sendler riuscì 
a portare in salvo 2500 piccoli ebrei. Arrestata e torturata non rivelò i loro nomi. E per 50 anni nessuno si è ricordato di lei. Ora un libro racconta la sua storia
di Wlodek Goldkorn
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Istria, Fiume e Dalmazia; la tragedia degli Esuli, di Waldimaro Fiorentino.

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Dal Tevere al Piave. Gli atleti della SS Lazio al fronte

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Arrigo Paladini. Dalla campagna di Russia alla resistenza a Roma. Diario di guerra e altri scritti

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Dai Balcani all’Asinara. Il calvario dei Landstürmer nella Prima guerra mondiale

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